La fine di Winsconsin

Una notizia da dare con un po’ di malinconia. Ma soprattutto con la consapevolezza che, come dicono in Argentina, “nadie te puede quitar lo bailado”

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Ho voluto che la notizia fosse chiara fin dal titolo: Winsconsin sta per chiudere. A oltre due anni dal giorno in cui Lella l’ha acquistata dandole il mio nome, l’isola è stata messa in vendita al miglior offerente. Tutto quello che vi è stato costruito, incluso il WCF, verrà restituito ai legittimi proprietari.

La scelta è dolorosa ma inevitabile. Per Lella, che fin dal primo giorno è stata la nostra mecenate, il peso economico per il mantenimento di un’intera sim è ormai troppo oneroso – nonostante il contributo di chi ha preso in affitto alcune zone per metterci la propria casa. 295 dollari USA al mese solo di tasse (in aggiunta al costo originario di acquisto della sim, che ammontava a ben 1000 dollari) sono divenuti un peso eccessivo, anche considerando che negli ultimi mesi, per motivi che non ha senso qui stare ad enumerare, il tempo che ciascuna di noi (io per prima) ha passato a Winsconsin si è sensibilmente ridotto. Da qui la decisione, che ha il mio pieno appoggio. (Anzi: se qualcuno che ci legge sta cercando un’isola, che non esiti a farsi vivo subito!)

Andromeda SawsonLa Fontaine mi ha insegnato tanti anni fa che poche cose sono più tristi di sentire qualcuno dire “l’uva è acerba” solo perché in realtà non riesce a prenderla. Direi quindi una bugia se affermassi che la notizia mi lascia indifferente: naturalmente la chiusura di Winsconsin provoca in me, e nella maggior parte delle persone che ci ha passato del tempo piacevole, una certa malinconia. Ma per me un’altra maestra di vita è stata Pollyanna, la piccola protagonista di un romanzo pubblicato nel 1913 da Eleanor H. Porter, e forse è da lei che ho imparato come in ogni brutta notizia si debba sempre cercare l’elemento positivo

scontridauto_001.jpgWinsconsin è stato un luogo magico, un punto di aggregazione, una casa… ed è stato anche il quartier generale del Green Zone e, quindi, della nostra guerra vittoriosa contro il Red Zone. E poi è stato luogo di invenzione, di follie, di sperimentazioni. Ma è stato anche, forse inevitabilmente, fonte di preoccupazioni, di fatica e di stress. Gestire una prigione come il WCF non è mai stato una passeggiata: prima per mettere a punto i sistemi di sicurezza e le regole, poi per la scelta e la gestione dello staff, infine per la gestione quotidiana. Un lavoro che era per tutte noi soprattutto un gioco ma che era affrontato con un certo senso di responsabilità quasi da servizio pubblico. Col rischio frequente di dover scegliere fra la nostra vita privata e quella pubblica di owners, privilegiando spesso la seconda.

Andromeda SawsonNegli ultimi mesi, la fatica quotidiana della gestione e dello sviluppo del WCF è toccata in larga misura alle Warden e a un pugno ormai ristrettissimo di guardie – e anche loro, di recente, hanno dovuto progressivamente diradare l’impegno. È giunto il momento di riconoscere che l’esperienza ha fatto il suo tempo e chiudere, prima che la desertificazione rischi di cancellare i ricordi entusiasmanti che associamo a questo luogo. Il bello di Second Life è anche che il meraviglioso ecomostro che abbiamo eretto sulla nostra bella isola potrà essere smantellato senza gravi conseguenze per l’ambiente. E il WCF potrà restare, nei ricordi nostri e di chi lo ha frequentato, come un luogo del cuore preservato per sempre dal declino e dal cambiamento. Un proverbio argentino che credo di aver già citato su queste pagine recita: “nadie te puede quitar lo bailado”. Nessuno può più toglierti quello che hai ballato.

angellBallinger.jpgMi scriveva Pene Seetan proprio ieri, quando ho scritto a lei e Anastasia per dar loro la notizia, che each end is a new beginning. Sono d’accordo, naturalmente: soprattutto perché siamo noi stessi la nostra casa e ce la porteremo dietro ovunque andremo. Non è escluso che il WCF ricompaia un giorno, magari su Open Sim o da qualche altra parte, o magari in forma ridotta. Ma se non succedesse, e fino a quando non dovesse succedere, ciascuna di noi continuerà a vivere la sua seconda vita con divertimento, partecipazione e, magari, con un po’ più di abbandono e meno peso sulle ali. 


AGGIUNTA LUNEDI 19 DICEMBRE: A parziale correzione di quello che ho scritto sopra, riporto qui un messaggio ricevuto da Lella (e anticipato da una nota mandatami da Nightwish su Google+: 

Buona sera,
Volevo ringraziare la Signora per il post sul blog, e volevo aggiungere una cosa:
il W.C.F. non scompare e grazie a Night ed Ewyn verrà ricostruito su mainland.
Un abbraccio
Lella

Insomma, il WCF resta attivo, anche se ridimensionato e trasferito! Ne riparliamo presto ma, nel frattempo, ricordate che l’isola di Winsconsin è tuttora in vendita!

Social Network

Un post di servizio per dire due cose. Una su Facebook, e una sul neonato anti-Facebook. Su cui spero presto di ritrovarvi.

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A qualcuno, queste righe sembreranno una contraddizione diretta di alcune cose che ho detto quando Facebook mi ha sbattuta fuori. Basta coi Social Network, non è Facebook che non mi vuole, sono io che non voglio più stare in un Social Network che si comporta in modo così autoritario, dittatoriale e scarsamente aperto al contraddittorio, e via dicendo. Sì, sì, tutto bello, direte, poi appena c’è mezza possibilità di iscriversi in qualcosa di ancora più grosso, pervasivo e invadente, eccoti lì in prima linea.

Ebbene, forse sì. Forse l’ho fatto perché un mio contatto era in grado di invitarmici prima che diventasse, come sembra imminente, il nuovo Social Network di riferimento e non ho saputo rinunciare all’occasione. Forse l’ho fatto perché a me, Google, sta simpatico, perché lo uso ogni giorno per fare ricerche, per caricarci e guardarci video (su YouTube), per leggerci blog di amici (fra cui Marine Kelley), perché la sua chat funziona bene mentre quella di Facebook no. Forse, anzi, probabilmente, l’ho fatto soprattutto per dispetto verso gli sgherri di Mark Zuckerberg.

E poi c’è il fatto che mi mancano i miei contatti di Facebook. Mi manca davvero il fatto di non potermi affacciare, anche solo per due minuti, vedere qualche nuova foto di Calypso e Franca, qualche link di Nightwish, lo status di qualche amica che magari mi fa sorridere, o arrabbiare o venir voglia di consolarla… Mi manca quella parte di Second Life che potevo vivere quando non avevo tempo di entrare su Second Life – e visto che in questo periodo continuo ad avere pochissimo tempo per entrare in world mi sembrava di perdere contatto con… uhm… con la irrealtà tanto reale del nostro amato metaverso.

Fatto sta che da qualche giorno ho anche io un account su Google +, o meglio G+, visto che molti dei miei amici che sono riusciti a entrarvi in questa prima fase di betatesting, così lo chiamano. Non l’ho praticamente usato per niente, finora. Ho scritto solo quel piccolissimo post che riporto nell’immagine qui sopra e basta. E proprio qualche minuto fa ho provveduto ad aggiornare il template del mio blog in modo che i visitatori possano cliccare, se gradiscono un post, il pulsante “+1” che appare sotto al titolo. 

A chi passa a trovarmi qui chiedo di farlo ogni volta che ritenete che un mio post lo meriti. I “+1” non servono solo ad accarezzare la mia vanità di autrice di queste pagine ma, cosa ben più importante, a favorire il piazzamento della pagina nelle ricerche di Google e, quindi, a renderle sempre più facili da trovare. 

Per quanto riguarda G+, beh, se vi interessa farne parte credo di aver capito come fare a invitare le persone. So che le iscrizioni funzionano a intermittenza perché Google ogni tanto ci mette uno stop – è pur sempre ancora un betatesting – però conosco molte persone che ci sono entrate e che, con un po’ di pazienza, ci entrano, ogni giorno più numerose. Credo che ci voglia un account su Gmail (se non lo avete vi verrà chiesto di crearne uno) ma credo che ne valga la pena, anche perché G+ ha una policy molto più trasparente di FB per quel che riguarda i dati che ci immettete. Chi volesse provarci, mi scriva nei commenti qui sotto il suo indirizzo mail e cercherò di tirarlo dentro entro 24 ore.

E se, alla fine della fiera, sarò riuscita a traghettare dall’altra parte almeno un po’ degli avatar che, disprezzati e spesso cancellati senza spiegazioni, continuano ancora oggi a regalare a Facebook immagini, contenuti e traffico, avrò anche il piacere sottile di una piccola vendetta.

L’estate è arrivata

Solo due righe per interrompere il silenzio, aggiornare qualcuno sulle novità e ripromettermi per l’ennesima volta di trovare più tempo per le cose che amo. Come questa.

Anastasia Howlett

Non scrivevo un post dal 12 aprile scorso – oltre due mesi passati da quando sono stata bannata da Facebook. Ero convinta che avrei avuto più tempo per scrivere e invece niente – come al solito, a causa di impegni pressanti di RL (incluse un paio di brevi ma piacevoli vacanze, fra ponti e weekend allungati).

Anche per questo non ho chiuso alcune questioni rimaste aperte. Quando un evento si allontana, anche se il ricordo resta impresso nella memoria, diventa difficile tornarci per scriverne. Accade con la realtà, figuriamoci con Second Life, e a pensarci bene è proprio per questo che ho iniziato questo blog: per cercare di catturare almeno in parte l’intensità di tante delle esperienze che vivo nel mondo virtuale… e che entrano a pieno titolo a far parte del mio passato di persona reale.

Calypso AgseramCalypso Agseram, Franca PoperPerò non tutto si può fermare su carta (o su pixel). Dobbiamo farcene una ragione – devo farmene una ragione, se non voglio finire come quei matti che a volte vedo, per la strada, mentre si affannano a scrivere qualsiasi parola gli venga in mente su decine di sgualciti quadernetti. Ce ne andiamo, non c’è nulla da fare, e che si scrivano dieci parole, un miliardo oppure nessuna, alla fine non ci sarà differenza. Quasi sempre, davvero, è più giusto vivere, e basta.

Così, non racconterò nei dettagli le emozioni della conclusione del mio rapimento ad opera di Calypso. Non potrei ricatturarle con la forza che hanno avuto e otterrei lo scopo opposto di quello che mi sono prefissa: finirei per sostituire al ricordo diretto, pur destinato con gli anni ad opacizzarsi, con una ricostruzione artificiosa, magari inalterabile ma priva, almeno per me, di valore. Basterà qui dire che le ultime ore in balia della coppia Calypso/Franca le ho passate, per quanto strettamente legata, ad ascoltare, interagendo come me lo consentiva il bavaglio. Quel tipo di chiacchiere intime, preziosissime, che a una certa età la RL spesso non ti offre più solo perché ti senti cresciuta e credi di non poterti permettere di “perdere tempo”.

E voglio accennare anche ai sentimenti contrastanti provati quando Calypso, alla fine, mi ha liberata. Gratitudine, per lo sforzo che, come mi ha confessato lei stessa, le era costato tenermi sotto chiave così a lungo. Dispiacere perché una cosa così bella si stava per concludere senza che si realizzasse una certa minaccia che mi era stata fatta, via IM, da un’amica comune. Sollievo, perché quella cosa così bella si concludeva prima che in me l’irrequietezza e il desiderio di scappare rischiasse, come era avvenuto in passato, di rovinare tutto. Un bel casino di contraddizioni, no? Ma questo siamo, dopo tutto: un bel casino.

Anastasia HowlettChe altro è successo, da allora? Calypso è sparita del tutto per parecchio tempo, per questioni sue personali, ed è ricomparsa, per la gioia di chi le vuole bene (prima Franca fra tutte, naturalmente), solo poco tempo fa. Jelena non si vede da tempo ma a causa di una notizia bellissima che mi ha reso davvero felice, e so che prima o poi la vedrò ricomparire. Lorella è poco presente anche lei, e anche lei per un altro motivo molto bello. Anastasia (o meglio la sua Persona Reale) è partita ieri per un lungo viaggio all’estero ma già oggi ho scoperto che anche da lì riesce a collegarsi a Second Life (la foto di apertura di questo post e quella qui accanto sono state scattate meno di un’ora fa, nel salottino della torre centrale del WCF). E Lella, dulcis in fundo, ha qualche problemino in RL che inizialmente ci ha fatto preoccupare molto – e che si sta risolvendo, anche se lentamente e in modo non piacevolissimo. La vedo ogni tanto, il tempo di un abbraccio forte, sperando di contribuire a infonderle un pochino di pazienza.

Lella DemoniaAl di fuori della stretta famiglia, le novità incalzano come sempre. Gloria Oppewall si vede poco perché ha avuto, in RL, una bambina – e l’ha chiamata… Gloria! Il famigerato zFire Xue sembra che sia finito in prigione per davvero (!!!). Intanto, Second Life ha compiuto otto anni e sembra continuare a prosperare (pochi giorni fa i Duran Duran hanno aperto una loro isola/museo!) nonostante una cospicua diaspora di residenti che trasferiscono parte del loro tempo su Open Sim o su nuove realtà come Avination. Piano piano, il Viewer 2.0 si diffonde e, sebbene continui a non trovarmici bene come con l’originale, inizio a familiarizzarci un poco e ad apprezzare alcune funzioni – soprattutto da quando la benemerita Kittykat Ninetails ha colmato il vuoto lasciato da Mo Noel implementando il Restrained Love nel Client 2.0 per Mac.

E questo blog, pur non aggiornato, continua a ricevere ogni giorno fra le 150 e le 200 visite, cosa che non cessa di stupirmi ma mi spinge anche a continuare. Non prometto nulla, ovviamente, per quel che riguarda il mio diario personale. Ma mi impegno a riprendere presto le traduzioni delle lezioni di RLV, che nel complesso ritengo costituiscano una delle attrattive principali per i visitatori occasionali (nel mese di giugno, l’11 per cento del traffico lo ha fatto la pagina in cui spiego cosa sia il Restrained Love, ed è una percentuale stabile da molti mesi). Buona estate a tutti, ci vediamo, RL permettendo, in-world!

Goodbye Facebook

La sospensione a sorpresa del mio account Facebook mi ha provocato un dolore molto superiore a quello che mi sarei immaginata. Facendomi riflettere su quanto la nostra vita virtuale sia appesa a un filo. E reagire, a mia volta, in modo irrevocabile.

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Domenica sera ho avuto un’amara sorpresa quando ho provato a collegarmi, prima di dormire, con il mio account Facebook. “Your account has been disabled”, diceva la pagina, rinviando alle faq per le spiegazioni. Andando sulle faq, però, non si scopriva molto di più: ti dicevano che l’account poteva essere stato disabilitato senza preavviso per una serie di ragioni, senza dire quale fosse il tuo caso. E quando ho provato a scrivere per avere notizie, convinta che si trattasse di un errore, il messaggio che ho ricevuto in risposta è stato una laconica circolare e, inizialmente, piena di condizionali. Il mio account potrebbe essere stato sospeso per aver creato o caricato contenuti pornografici, sessualmente suggestivi, o che contengono nudità… per aver molestato altre persone con un linguaggio sessualmente esplicito… o per aver spedito richieste di amicizia non desiderate, o messaggi privati a persone che non conoscevo.

Non credo di aver fatto mai nulla di tutto questo, a meno di non considerare “sessualmente suggestive” alcune immagini di avatar in versione bondage – peraltro, mi sembra, molto tranquille – ma i signori di Facebook non specificano. Ma dal condizionale passano a un ferreo indicativo per la seconda parte della mail:

You will no longer be able to use Facebook. This decision is final and cannot be appealed.

Please note that for technical and security reasons, we will not provide you with any further details about this decision.

Thanks,

Laura

User Operations

Facebook

La cosa, lì per lì, mi ha dato fastidio ma fino a un certo punto. Posso fare a meno di Facebook, ho pensato: la mia vera vita è su Second Life e quello che non posso esprimere lì lo scrivo su questo blog. Anzi, a pensarci bene, l’attività su Facebook aveva fatto sì che sfogassi lì gran parte delle mie pulsioni comunicative. Basta vedere quanti post scrivevo prima di aprire l’account e quanti ne ho scritti dopo. Facebook ti spinge a frantumare le cose che devi dire in tantissime piccole frasi, una foto qui, un link là. Ci sono cose, forse, che in un blog non diresti perché sono troppo piccole, ma ce ne sono anche tante che, una volta messe su Facebook, nel blog non le metti più. Ed ecco che scrivi un post in meno. Non sto dicendo che sia di per sè un bene nè che sia di per sè un male, ma non posso fare a meno di pensare che un post qui sul blog abbia, in genere, una forma, un senso e anche una sua durevolezza nel tempo che qualche status su Facebook difficilmente può avere. Non lo dico perché mi illudo di fare della letteratura ma perché, molto banalmente, vedo come va il traffico su queste pagine e so che anche i post più vecchi continuano ancora oggi a ricevere visite.

Immagine 3.pngInsomma, mi sono detta “pazienza” e non ci ho pensato più. Ma poi, il giorno dopo, mi sono sorpresa più volte, durante la giornata, ad aprire il browser senza pensarci e a cercare di visitare la mia bacheca e quella delle persone a cui voglio bene. E ogni volta, di nuovo, trovavo quella porta che mi era stata chiusa, irrevocabilmente, in faccia. Anzi, nemmeno in faccia: perché al posto del mio viso, l’account riporta adesso l’avatar vuoto. Ed è la cosa peggiore: sono diventata un volto bianco. Sono un bane che, a differenza di quelli di Eudeamon, non ha nemmeno più il diritto ad aggirarsi muto fra i cittadini liberi.

E mi sono tornati in mente due episodi più o meno recenti. La cancellazione dell’account di Andromeda su Second Life, prima di tutto. Per Andro è stata una mazzata che per poco non l’ha convinta ad abbandonare il metaverso, nonostante avesse diversi alt già pronti a prendere il posto di quello che era stato giustiziato. E poi un incidente che risale ormai a parecchi mesi fa, quando Ewyn Raymaker scoprì di non riuscire più a collegarsi a Second Life perché il suo account si era come incantato – facendo sì che lei risultasse sempre online, ma muta e immobile, per tutti gli altri, ma che dal suo client risultasse chiusa fuori. Ricordo che Ewyn mi aveva scritto, allora, di aver pianto dalla rabbia e di avere, anche lei, deciso che se non si fosse sbloccata la situazione avrebbe abbandonato Second Life. Immagino che fosse perché anche lei, come me, si identifica in modo totale con la sua identità virtuale. E quando si muore, quale che sia il motivo, si muore e basta.

Le nostre vite reali, lo sappiamo, sono sempre e comunque appese a un filo. L’elemento nuovo della nostra vita virtuale è che, sempre più spesso, questo filo è alla mercé delle forbici di Parche molto più umane di Atropo ma altrettanto tetragone alla comunicazione. Sia Facebook che Second Life (ma, se è per questo, anche Google) sono sistemi proprietari e chiusi, a cui accediamo solo fino a quando chi ne ha le chiavi non decide di buttarci fuori per qualsiasi motivo, fondato o meno che sia. Noi siamo abituati a considerarli casa nostra, e ci mettiamo tanto di nostro, ma quando la porta viene chiusa non abbiamo modo di recuperare niente. Nei server ora inaccessibili del mio account Facebook io lascio centinaia di fotografie, solo parte delle quali ho messo su questo blog. Centinaia di momenti cristallizzati in un’istantanea che, ogni tanto, mi capitava di andarmi a rivedere e che ora sono per sempre perduti. Senza appello perché, come spiegava bene una puntata di Report che l’amica Francesca Allen mi ha segnalato ieri, non è che Facebook fornisca a noi un servizio gratuito: siamo noi, semmai, il prodotto che loro forniscono ai loro clienti, che sono, ovviamente, le aziende che vogliono farsi pubblicità. E il prodotto viene gestito come tale: buttando via quello che si decide essere difettoso.

Nel mio caso, dopo averci pensato bene, credo di essere arrivata a capire il motivo della mia sospensione. L’ultima cosa che ricordo di aver postato sulla mia bacheca è stata un link a un server su cui avevo caricato la puntata di Secret Diary of a Call Girl di cui ho parlato nel mio ultimo post. Senza dubbio una grave sciocchezza da parte mia e un atto di cui mi pentirei anche se non fosse stato questo il motivo scatenante della mia messa al bando. Ma la policy di Facebook è pensata in modo che io non possa averne la certezza. Sono stata sbattuta fuori e basta, senza spiegazioni che mi avrebbero potuta aiutare a capire se e in cosa avessi sbagliato.

E allora ho preso una decisione. Anche se il motivo della mia esclusione non fosse quello, mi comporterò come se lo fosse. Ammetto di aver sbagliato e accetto per questo errore la pena capitale Facebookiana: non rientrerò con nuovi account di posta, non tornerò a girare per le bacheche degli amici, a postare link, a guardare e taggare le foto degli altri. Continuerò ad esistere su Second Life, naturalmente, e continuerò a scrivere su questo blog, ma senza più regalarne i contenuti a Facebook. Scommetto che le persone che mi sono vicine continueranno a esserlo. Forse anche più di prima.

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Ho provveduto a sostituire tutti i link pubblicati al mio profilo FB con questa pagina, tranne qualcuno che punta alla pagina-memoriale che mi sono creata su Seppukoo.com. Se vi diverte visitarla, questo è il link: http://www.seppukoo.com/memorial/Win-Zinnemann/66902541

Ma questo non è un addio: ci rivediamo in-world! 🙂

Catene

Qualche riga scritta fra il primo e il 2 aprile scorsi ma che solo adesso riesco a pubblicare, per impegni di RL prima e, dopo, per un lungo down della piattaforma MyBlog.

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Photo: © Calypso Ageram

Lo so che a pubblicarla l’altro ieri, primo aprile, non ci avrebbe creduto nessuno, ma dopo tutto stento a crederci anche io. Ho le mani legate dietro la testa con luccicanti manette di metallo. Le caviglie sono anch’esse bloccate e incatenate a qualche anello. Non riesco a capire se l’anello sia sul pavimento oppure sul soffitto perché sento addosso a me catene che tirano in tutte le direzioni e sugli occhi ho una benda, legata non troppo stretta ma abbastanza da non permettermi di vedere nulla. In bocca ho qualcosa di morbido e resistente che mi impedisce di chiuderla ma anche di parlare.

Calyfra_001.jpgCalyfra_002.jpgE sento qualcosa di pesante sul collo. Un collare, che ho visto luccicare quando mi è stato chiuso addosso ieri – poche ore che sembrano già tantissime durante le quali non sono riuscita più a vedere nessuno. Nessuno salvo le persone, o meglio la persona, che mi ha legata.

Non mi succedeva da molti mesi. Per essere più precisa, credo che non succedesse dal dicembre dello scorso anno quando, proprio nel piazzale del WCF, Francesca Miles mi rapì a sorpresa e mi trascinò a casa sua, sottoponendomi per alcuni giorni ad ogni sorta di umiliazione. Fra cui quella più estrema, concepita dalla sua schiava Chiara, e di cui fecero le spese anche i lettori di queste pagine, di scrivere per lei addirittura una poesia.

Ma stavolta è diverso. In questa casa ci sono venuta io, di mia spontanea volontà, e l’ho fatto per un gesto di amicizia e preoccupazione proprio verso quella persona che, approfittando di un momento in cui ero distratta da qualche IM, mi ha presa all’improvviso e trascinata in una grande stanza, rinchiudendomi prima in una teca di vetro poi, pochissimo dopo, trasformandomi in una statua di marmo nero immobilizzata in una posa che avrebbe fatto l’orgoglio di Fidia (e con un globo da reggere che avrebbe dato qualche brivido persino ad Atlante).

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Sembra che io stia cercando di creare della suspense, ma in realtà non ci sono segreti, questa volta. La mia rapitrice non ha esitato a pubblicare le prime foto sul suo profilo Facebook e il giorno dopo ho sentito che me ne stava scattando altre. Del resto, solo chi non ha mai vissuto Second Life in questo modo può pensare che un rapimento possa assomigliare a un altro. In questo caso, ad esempio, la mia aguzzina è qualcuno che conosco ormai da parecchio tempo e che, sebbene abbia cambiato non so quante identità, non ha mai finto di essere qualcuno di diverso da quello che era. Semplicemente, per motivi che ci vorrebbe un po’ a spiegare, ogni tanto si reincarnava, continuando però a frequentare le stesse persone e gli stessi luoghi di prima e, anzi, assicurandosi ogni volta che le persone che conosceva prima del cambiamento la riconoscessero subito.

Calyfra_007.jpgCalyfra_011.jpgAll’inizio di chiamava Frine, Frine Sapphire. Era arrivata alla vecchia Winsconsin, era stata collarata da Jelena e, per un po’ di tempo, era stata sua. Quando quel rapporto si era concluso, avevo conosciuto Franca Poper – ossia la persona che, fin da prima, le era stata vicina e che è da sempre al suo fianco attraverso ogni trasformazione: quando si chiamava Ariadne, quando divenne Clelia Saxondale, Nemesis Lourbridge e (ma magari ne dimentico una) l’incarnazione attuale, Calypso Ageram. Da allora, Franca e Clelia/Nemesis/Calypso sono sempre state per me una cosa sola, e la loro relazione sempre tempestosa qualche volta ha provocato echi anche importanti nelle nostre vite.

Calypso ha, del bondage, un’idea abbastanza vicina alla mia – non è tipa da torture, ma è sicuramente tipa da controllo, affettuoso ma ferreo. Eppure è anche molto diversa da me: con lei, quello che a volte chiamiamo RP è un costante entrare e uscire dal ruolo o, se volete, una sorta di OOC in-character. In qualche strana maniera, avere a che fare con lei ti costringe ad accettare la possibilità che si sciolga senza troppi problemi dalla situazione che con te sta vivendo in quel momento, ma le emozioni che prova sono quasi sempre trasparenti. Mi è capitato di legare sia lei che Franca, e con meno frequenza mi era capitato anche di esserne catturata – anche in tempi recentissimi, visto che la casa delle due matte è (o era) costellata di trappole automatiche, ma il più delle volte erano situazioni che, per quanto emozionanti, non sopravvivevano al tramonto o all’alba. Cambiava l’umore, cambiava la situazione, cambiava l’idea e si voltava pagina.

calyfra3_001.jpgcalyfra4_001.jpgcalyfra5_001.jpgA metà della scorsa settimana, Calypso mi ha mandato un IM per salutarmi. Non era il primo addio che dava a me o alle altre persone che sono a qualche titolo parte della sua vita, ma non per questo ho pensato di non prenderla sul serio. Ognuno può sembre avere ottimi motivi per lasciare un mondo intenso e travolgente come Second Life e ognuno ha sempre diritto di cambiare idea. Ci siamo salutate con un abbraccio, poi sono tornata a casa con Andromeda, rassegnandomi a risentire Calypso magari via mail o su Facebook, nel caso fosse davvero riuscita a chiudere il suo account senza tornare con una nuova identità. Ma poi, il giorno dopo, mi è parso di vederla andare offline e sono passata a vedere cosa fosse successo, con l’idea magari di fare due chiacchiere con Franca e farmi aggiornare sulla situazione. Mentre ero lì, Calypso si è materializzata all’improvviso, dicendo tuttavia che si trattava solo di un rinvio e che per lei Second Life era un’avventura conclusa.

Abbiamo fatto qualche chiacchiera ma poi, mentre stavo per congedarmi, le è successo qualcosa. Non ho idea di cosa possa esserle scattato, anche perché ero impegnata in uno scambio di IM con Kadira, ma all’improvviso mi sono trovata trascinata nella teca di vetro, poi sul piedistallo, e infine coperta di catene.

calyfra5_002.jpgHo provato sorpresa, ma ho provato anche un po’ di eccitazione. Non mi capita più molto spesso di perdere il controllo ma so che, dentro di me, dorme sempre la Win dei post più vecchi di questo blog: quella che, nella situazione giusta, si sente tremare piacevolmente le gambe quando sente lo scatto di un lucchetto. Calypso si è divertita a scattare qualche foto, e ne ha pure postata qualcuna su Facebook mettendo in scena un’improbabile situazione in cui a rapirmi era stata Franca. Nel complesso, un pomeriggio emozionante ma che, ne ero convinta, si sarebbe risolto senza problemi il giorno dopo quando, come ogni volta precedente, sarei stata liberata.

Quello che invece è successo l’altro ieri è stato ben diverso. Nonostante io restassi online molto a lungo per cercare di liberarmi dalle catene con le tecniche di cui più volte abbiamo parlato, Calypso si è ricollegata un paio di volte per tornare implacabilmente a serrare di nuovo le mie catene. Poi, quando abbiamo avuto un po’ di tempo da passare online insieme, ha mostrato tutte le intenzioni di non cambiare affatto idea, questa volta. Con l’aiuto di una Franca sempre tenuta al guinzaglio corto mi ha portata in una sorta di grande stanza adibita a prigione, mi ha spinta con ferma gentilezza dentro una grossa gabbia, mi ha letteralmente coperta di catene pesanti. E poi, quando ha constatato la mia scarsa disponibilità a chiamare lei e la sua compagna “Signora”, ha completato l’opera, spogliandomi, rasandomi a zero e stringendomi sugli occhi una fitta benda.

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Photo: © Ewyn Raymaker

Da quel momento, non posso far altro che tirare con rabbia le catene che mi stringono, divincolarmi per cercare di far cadere la benda, mordere il bavaglio che mi impedisce di comunicare con l’esterno. Riesco solo a muovere le dita delle mani e a mugolare. E osservare con una certa preoccupazione come, accanto al desiderio di scappare appena possibile, si affacci subdolamente una sensazione che credevo di aver dimenticato. Una sensazione niente affatto spiacevole ma che, proprio per questo, mi sembra tanto più pericolosa.

Al diavolo il RedZone!

Direttamente dalla sala ovale, l’ultima parola sulla guerra fra Red Zone e Greenzone – una guerra che si è conclusa con una vittoria epocale… fino alla prossima volta.

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Lo so che avevo detto che non ci sarei più tornata e che sarei passata ad altro, ma c’è una notizia, già vecchia di qualche giorno, che non posso non dare: il zFire Red Zone non esiste più. Finito. Over. Kaputt. Dopo settimane di discussioni furibonde fra zFire Xue (e i suoi stolidi partigiani) da una parte e una quantità crescente di residenti furiosi dall’altra, la Linden Lab si è decisa a prendere provvedimenti definitivi e radicali. Il negozio di zFire è stato smantellato, il Red Zone è stato dichiarato fuorilegge e lo stesso account dell’arrogante mister Xue, è stato terminato, insieme a tutti i suoi alt.

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Soft Linden mentre rimuove il RedZone dal negozio di zFire

Questo, in breve, è il succo di queste ultime settimane, ma ci sarebbe molto, molto altro da raccontare. Chi legge l’inglese e vuole saperne di più sull’argomento, al di là dei miei resoconti personali, è invitato a dare un’occhiata all’articolo documentatissimo di Avril Korman che ricostruisce l’intera vicenda in modo impeccabile. Per gli altri, ecco qui sotto qualche dettaglio succulento.

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Dimostrazioni davanti al negozio di zFire, prima del raid di Soft Linden

Dunque, una quindicina di giorni fa, mentre da tempo infuriava la battaglia della JIRA VWR-24746 scoppia la bomba del video che potete vedere qui sotto. In esso, zFire, rivolgendosi a un’amica, le rivela un suo piano per tentare di impadronirsi degli account SL degli utilizzatori di Red Zone (vale a dire i suoi stessi clienti!) esaminando le password del loro account Red Zone. Nel caso non infrequente di utenti che usano incautamente la stessa password per account diversi, ci sono infatti buone chance di scippargli l’identità. Guardate.

Vero? Non vero? A me continua a sembrare demenziale che qualcuno che organizza una cosa del genere sia poi così scemo da pubblicare un video per bullarsene con un’amica. Ma zFire si è sempre comportato come uno che si crede invincibile e più furbo di tutti gli altri. Senza andare nei dettagli, comunque, sembra proprio che il video sia autentico e che zFire abbia tentato di farlo sparire appena si è accorto di essere stato scoperto – solo che qualcuno è stato più veloce di lui e ha fatto in tempo a farne una copia, per poi postarla su YouTube e metterla a disposizione di tutti.

oval2_005.jpgoval2_008.jpgMa la diffusione di questo video non è che la punta più visibile e meno significativa delle attività di decine di persone che si sono scatenate contro il nemico comune. In giro per i forum, i toni di zFire erano sempre più arroganti, sempre più di sfida. “Il mio server”, sosteneva, “è il più sicuro di tutta Second Life“, aggiungendo fra l’altro: “fatevi sotto”.

Ebbene, si sono fatti sotto in tanti. Qualcuno che conosco molto bene è riuscito addirittura a copybottare, a fini dimostrativi, l’intero avatar dello stesso zFire Xue senza che questi se ne accorgesse. E intanto, mentre Fart Admiral perfezionava il suo GreenZone (ormai diventato un oggetto di uso comune) il sito del Red Zone è stato buttato giù come un birillo, più di una volta. Il suo database di informazioni raccolte illegalmente è stato bucato senza difficoltà da hacker ben più abili del signor Xue e tutti i dati sono stati inviati alla Linden Lab insieme a documenti inequivocabili che dimostravano come il sedicente paladino della lotta ai copybot fosse non solo un poco di buono con la mania del controllo ma anche un vero e proprio truffatore telematico, condannato da più di un tribunale RL. Vi rimando all’articolo di Avril per i dettagli e le prove: ma per farla breve, nel mondo reale l’amico si chiama Michael (Mike) Stefan Prime e si è già guadagnato qualche condanna per truffa e appropriazione indebita mediante mezzi telematici!

Fra le mille iniziative che si sono moltiplicate nelle scorse settimane, ci tengo a segnalare qui una puntata del Paisley Beebe Show, un talk show del metaverso la cui conduttrice è in RL australiana. Dato che Fart è tedesco e Anastasia svedese, a fare da portavoce anglofona per il GreenZone è stata chiamata Azure Twine. Per chi capisce bene l’inglese, e ha una quarantina di minuti da spndere per saperne di più su tutta la storia, il video qui sotto merita attenzione.

Immagine 2.pngCon Azure ho parlato ieri per ringraziarla dell’intervento e farle i miei complimenti: sebbene fosse nervosissima prima della trasmissione, mi è parso che il suo intervento sia stato inappuntabile, solido e pieno di informazioni utili – cosa confermata dal fatto che alcuni degli amichetti dell’ormai defunto zFire si sono messi ad attaccarla su vari forum. E questo mi porta al tema dei contraccolpi emotivi che tutta questa brutta storia ha avuto su molte persone. La lotta contro l’impero di zFire è stata senza esclusione di colpi su forum, siti, in-world e anche off-world, con tentativi ripetuti di rintracciare l’identità reale e l’indirizzo fisico di alcuni membri delle due opposte fazioni in RL. Fra i partigiani del GreenZone si è diffusa una tensione, una paranoia, alcune divisioni interne, drammi, litigi, divisioni.

lacrime_001.jpgInsomma, l’atmosfera si è fatta non poco pesante. Due volte Anastasia è stata lì lì per lasciare Second Life per sempre, e credo che questo basti a dare un’idea della pressione che questa faccenda ha imposto a tutte noi. Nel complesso, adesso che il polverone comincia a depositarsi, ci si rende conto di quanto poco, nelle scorse settimane, abbiamo avuto l’umore giusto per quello che chiamiamo “giocare” e che, in sostanza, per noi vuol dire “vivere” la nostra seconda vita. Le rare volte che ci si trovava online le energie venivano assorbite tutte nel condividere le novità legate alla lotta al Red Zone e, al limite, a fare due chiacchiere per assicurarci che l’altra persona stesse bene. Niente altro: niente rapimenti, affettuose punizioni, avventure, roleplay. E sono cose che, quando non le fai per un po’, sembrano diventare lontanissime, aliene, insensate come, indubbiamente, appaiono a chi Second Life non la conosce.

statua_001.jpgPoi, per fortuna, ho scoperto che basta poco a recuperare. Una visita a casa di qualche amica con troppe trappole attive, una nuova prigioniera appena rinchiusa al WCF (che in questo periodo sembra il carcere di Spandau negli ultimi anni di Rudolf Hess), un’amica condannata a casa da una lunga influenza e con più tempo da passare online… Adesso che l’emergenza Red Zone è passata, per fortuna, la magia torna in pochi istanti, quando trovi online le persone giuste. Perché, ormai lo sappiamo, maschere o meno, nonostante (o forse anche grazie alla) mediazione dell’avatar, Second Life ha senso quando hanno senso le persone che ci incontri.

 

Playing With Myself

Una bizzarra pausa pranzo sperimentando un client di Second Life che funziona direttamente dal browser. Niente di indimenticabile ma l’occasione di incontrare per qualche momento una persona che cerco da sempre.

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Immagine 6.pngEra arrivata l’ora della pausa pranzo in ufficio, oggi, e ho fatto un giretto su Facebook, scoprendo che Malbert Greenfield aveva postato un link per chiedere lumi: “Nightwish Sveiss, vado a colpo sicuro chiedendolo a te……cosa ne sai? Funzia?”. Night aveva risposto al volo: “Ancora in beta e se non hanno aggiornata dall italia funziona pure a schifio xD Nulla di che comunque, un client fatto dentro un browser :O”.

Dato che in questi ultimi giorni mi è capitato più di una volta, per affrontare questioni urgenti legate alla faccenda GreenZone, di dovermi collegare con un client solo testuale per iPhone (il nome, per chi fosse interessato, è “Pocket Metaverse“), l’idea di scoprire Second Life da ancora un’altra angolazione mi ha immediatamente intrigata eImmagine 3.png non ho esitato a cliccare sul link indicato da Malbert, per saperne di più. Ho aperto l’URL http://interest.secondlife.com/beta e dopo qualche secondo di attesa, mentre il sistema verificava se disponevo di una connessione sufficiente, mi è stato chiesto di inserire il mio indirizzo di posta elettronica e di premere poi “Explore Now”.

L’ho fatto. Ed ecco qui sotto il risultato:

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Mi sono ritrovata ad essere una specie di vichingo su una veranda davanti a una land lussureggiante. E va bene che la pagina mi invitava a cambiare il mio look scegliendo in una lista di altri avatar, ma la prima impressione è stata quantomeno di perplessità. Credevo che, avendo il mio indirizzo di posta, i LL mi avrebbero fatta comparire in-world così come sono ormai da oltre quattro anni – poi ho realizzato che nessuno mi aveva chiesto la password e che di conseguenza non avrebbe avuto molto senso che chicchessia potesse, usando la mia e-mail, comparire in-world col mio aspetto. Immagine 3.pngMi sono guardata intorno… ho provato velocemente una Vespa che ho trovato inopinatamente parcheggiata lì accanto… e poi sono stata disturbata da una collega e ho frettolosamente chiuso il browser.

Qualche minuto dopo, allontanatasi la collega, ho deciso di riprovarci. Dopo tutto, l’aspetto da vichingo non era dei peggiori e poteva valer la pena di farci un giretto. Ho fatto di nuovo quel login sommario, ho atteso che le texture varie si caricassero e sullo schermo è comparso… è comparsa questa tipa:

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Se prima ero rimasta sorpresa, adesso ero davvero disorientata. Ero tornata donna – anche una discreta figliola, devo dire. Ma adesso ero mora, con un abitino corto bianco, fuseaux e stivali neri. L’esatto opposto del vichingo che ero stata per pochissimi istanti appena qualche minuto prima.

Immagine 5.pngHo provato a frugare fra le opzioni per vedere se avevo un inventario da esplorare, ma non ho trovato nulla. Invece ho scoperto il modo di cambiare località e, così a naso, ho optato per un luogo che mi dava l’impressione di poter essere più frequentato degli altri. Mi sono tippata a Hobo Island, ho provato invano a interagire con un pupazzo che raffigurava Philip Linden e, quando ho visto che nessuna delle poche persone vicine mi filava di pezza, ho deciso di tentare una follia.

Sul mio computer non è possibile lanciare due volte lo stesso programma e di conseguenza non mi sarebbe possibile, anche se lo volessi, entrare su Second Life con due avatar diversi. Ma adesso ero in-world mediante Safari (il browser di base degli utenti Mac). Chissà se potevo entrare anche con quello che uso di solito, oppure se il sistema non mi avrebbe consentito di animare due avatar con lo stesso indirizzo e-mail? Mi sono detta: “È una scemenza”. Mi sono risposta: “Certo che lo è”. E ho avviato Phoenix, facendo login.

Ora, chi mi conosce sa bene che quando sono su Second Life mi identifico in maniera totale con quello che vedo sullo schermo. Questa volta, però, entrare mi faceva una sensazione strana e difficile da descrivere. Non sapevo ancora se sarei stata in grado di incontrare quella fanciulla dai capelli corvini a cui il sistema aveva attribuito un nome quasi da bane, “422357 Guest” – poteva darsi che il metaverso in cui lei era appena nata fosse un mondo parallelo e non compatibile con la Second Life normale. Tuttavia sentivo che, da qualche parte, qualcuno mi stava aspettando, e sentivo anche che questo qualcuno ero io stessa. Abituata ormai da anni a non avvertire alcun tipo di sdoppiamento quando mi affaccio nel metaverso, non mi aspettavo di provare questo capogiro.

Mi sono materializzata dove avevo staccato ieri sera: l’ufficio centrale del GreenZone al WCF, dove Fart riceve clienti e curiosi. Ero Win, sì, ma bastava che cambiassi applicazione ed ero di nuovo Guest, sola in una land sconosciuta, in attesa che qualcuno mi venisse a conoscere. E naturalmente ero la persona che  scrive queste righe, nel suo ufficio RL in quel momento semivuoto, ma con una testa che cominciava ad assomigliare a una stanza affollata.

Immagine 5.pngDa Safari, ho visto subito che 422357 Guest non riusciva a comunicare se non con gli avatar che si trovavano nelle immediate vicinanze – sul client via browser non esiste (non ancora?) la funzione di ricerca. Chissà però se Win e Guest si trovavano nello stesso mondo? Sono tornata su Phoenix (ed ero Win) e ho provato a cercare Guest, quasi certa che non l’avrei trovata.

E invece sì, 422357 Guest c’era. Le ho mandato un IM. Poi sono passata su Safari (ed ero Guest). L’ho ricevuto. Ho risposto. Stavo IMmando con me stessa.

A questo punto, il passo successivo era inevitabile: dovevo incontrarmi. Ma come fare? Guest, anche una volta ricevuto un IM da Win non era in grado di tipparla. Ritorno su Phoenix (ed ero Win), tentativo di tippare Guest. Niente. Forse perché Winsconsin è una land Adult e Guest non era age verified. Non avevo tempo di controllare. Sono tornata su Safari (rieccomi Guest), mi sono guardata intorno e ho visto, poco più un là, un tipo vestito di nero, tale Derrick Randall. Stavo per scrivere a Win il nome, poi mi sono resa conto che non era necessario.

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Di nuovo cambio di applicazione, e ritorno a Phoenix e a Win. Scrivo all’ispettore Derrick, veloce, quasi spasmodicamente. Gli chiedo se vede, vicino a se, una moretta che si chiama così e così. Lui conferma e accetta di mandarmi un TP. Saluto Fart, a cui ho spiegato in breve che cosa sto facendo, e accetto il TP. Intorno a me Winsconsin si dissolve.

myself_001.jpgImmagine 8.pngEd eccomi a Hobo Island, davanti al gentile Derrick. Lo saluto in fretta, perché ho qualcuno che devo incontrare. Devo, come spiego laconicamente a Derrick, “go playing with myself”. Qualcuno sente la battuta e ridacchia. Su Second Life abbiamo visto succedere di tutto e capita di rado di assistere a a qualcosa in grado davvero di turbarci. Faccio due salti, ed eccomi accanto a… me stessa.

Restiamo accanto per un poco e, come si può intuire, non facciamo grandi chiacchiere. In particolare, il mio obiettivo è fare qualche esperimento: capire se posso passare a Guest qualche oggetto (non posso: li accetta in automatico ma spariscono) se la comunicazione fra noi due è istantanea (lo è), se posso catturarla con la gabbia del Mystytool (posso eccome). Eppure, stranamente, sento che Guest in quel momento esiste nè più nè meno di quanto esisto io. Ogni volta che passo da Phoenix a Safari, da Safari a Phoenix, in una frazione di secondo sono l’altra: Win, Guest, di nuovo Win, di nuovo Guest. Tanto che quando tippo Malbert per fargli vedere la scena, dopo pochi istanti mi ritrovo a discutere con me stessa. Perché Guest ha già un suo caratterino, risponde alle battute, mi rimbecca, interagisce.

Vive.

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Immagine 17.pngGuest non vive a lungo, naturalmente. La land è devastata dal lag ma, soprattutto, la mia pausa pranzo finisce rapidamente. Mi accorgo che ho fatto tardi, che la mensa dell’ufficio è già chiusa, che fra poco i colleghi rientreranno e che ho ancora qualcosa da fare prima di potermene tornare a casa per iniziare il sospirato weekend. Se ne accorge Win, ma se ne accorge anche Guest, che saluta Malbert, me e un’amica comune con una battuta ironica: “Vabbe’, visto che non mi apprezzate me ne vado per sempre”. Chiude Safari e, dopo qualche istante scompare. Nella stanza della mia mente resta solo Win, come d’abitudine. E anche lei, dopo aver salutato gli amici, fa log off.

Ma stavolta, nella memoria sua e della sua agente RL, c’è l’incontro con qualcuno che nel brevissimo spazio di un’ora scarsa era già riuscito a conquistarsi una fettina di vita.

Quanti siamo, in realtà, qui dentro?

Un’ultima cosa sul GreenZone

Le novità circa la lotta per difendere i residenti di Second Life dai ladri di privacy si susseguono a un ritmo che questo blog non è in grado di seguire. Qualche ultima indicazione utile, e i link necessari per chi volesse tenersi informato.

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Dal giorno in cui Fart Admiral e Anastasia Howlett lo hanno messo a disposizione gratuitamente, il GreenZone ha cominciato a diffondersi come un incendio nella prateria, scatenando ogni sorta di reazione. Ci vorrebbe un blog apposito per dar conto solo di una battaglia che infuria più che mai mentre scrivo queste righe. A titolo esemplificativo, basterà dire che in questi ultimi dieci giorni i creatori del GreenZone sono stati bersagliati dalle attenzioni negative dei creatori del Red Zone, che sul marketplace si è scatenata una piccola guerra delle recensioni, che Anastasia – in quanto associata alla defunta Andromeda e quindi esposta alle accuse di voler solo vendicarsi – ha dovuto rinunciare a vendere (a 0 L$, ricordiamolo) il GreenZone, e l’ha ceduto a un altro venditore. Infine, Fart ha creato un programmino per Windows che può servire anch’esso a difendersi e che ovviamente è offerto gratuitamente.

fartbustop.jpgDel GreenZone, insomma, si parla ormai un po’ ovunque. L’amica Annamaria Button ha fatto seguire, ai suoi commenti gentilmente postati in questo blog, un articolo approfondito e legalmente documentato sull’argomento. Il blog (in inglese) di Forceme Silverspar ha raccolto per giorni e giorni liste di sim infettate rivelate dal GreenZone (oltre 2000 land diverse!) e poi ha smesso perché si è resa conto che molti proprietari di RedZone stavano rimuovendo lo strumento malefico, che alcuni lo stavano sostituendo con altri prodotti affini, e infine perché tutto sommato il GreenZone consente a chi lo indossa una sicurezza aggiornata minuto per minuto, mentre un blog richiede sempre di essere aggiornato e rischia di restare indietro. Qualcuno ha fatto partire una JIRA per chiedere a Linden Lab di bandire il RedZone (io ho già votato e suggerisco a chi mi legge di fare altrettanto, andando qui: dovrete fare login col vostro account di SL e poi, sul lato destro della finestra, cliccare la manina col pollice alzato) [NOTA aggiunta l’11 febbraio: ATTENZIONE, oltre a votare, è bene cliccare anche il pulsante Watch, poiché di qui a poco i Linden hanno intenzione di seguire più il numero delle persone interessate a un determinato argomento piuttosto che i votanti – ehi, non chiedete a me il perché, a loro sembrerà logico così!]. Un blog specificamente dedicato a bloccare il RedZone ha pubblicato alcune istruzioni per proteggere il proprio computer con pochi semplici passi [AGGIUNTA l’11 febbraio: (e la nostra Nightwish Sveiss ha provveduto a integrare le istruzioni per gli utenti Linux]. Infine, non si contano le discussioni sull’argomento su forum vari.

CineconEw.jpgNel frattempo, la mia RL è tornata ad impegnarmi parecchio, riducendo di nuovo il tempo in cui posso dedicarmi a Second Life. Questo blog ha fatto la sua parte per diffondere fra i residenti di lingua italiana la consapevolezza del problema, ma non voglio snaturarlo. Questo è il mio diario e ci tengo che rimanga tale. Nei limiti delle mie possibilità terrò aggiornato questo post con eventuali nuovi link che riterrò interessanti per chi vuole tenersi informato sulla faccenda. Per il resto, credo sia tempo di voltare pagina e, tempo permettendo, tornare a scrivere di tutte le emozioni che, fra un impegno RL e un altro, Second Life continua a regalarmi come un film sempre nuovo.

GreenZone: La privacy non ha prezzo

Una decisione importante per il futuro del GreenZone: da oggi, lo strumento per difendersi dal Red Zone è a disposizione di tutti gratuitamente. Per molti motivi, che cerco di riassumere.

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Unya_005.jpgLa battaglia contro il Red Zone, questo malefico strumento scansiona-IP, ha occupato la maggior parte della scorsa settimana. Esperimenti portati avanti con Anna e con Fart, prima di tutto (in un’area Winsconsin lontana da qualsiasi visitatore occasionale), ma anche incontri e lunghe discussioni con altre persone preoccupate per gli effetti nefasti che il diffondersi del Red Zone stanno avendo sul mondo di Second Life. Fra queste, due nuovissime conoscenze già citate in queste pagine: Forceme Silverspar (autrice del blog che ha pubblicato l’indagine più approfondita e completa sulla faccenda) e Unya Tigerfish, di cui ho tradotto qualche giorno fa un’analisi dettagliata.

Sia Forceme che Unya sono persone d’azione: nemmeno cinque minuti dopo che, con Forceme, avevamo buttato lì l’idea di un blog apposito che serva da bacheca per segnalare le sim controllate da un Red Zone, il blog era già pronto online e io avevo ricevuto l’invito a contribuirvi come coautrice. Anche se lo avevo linkato già nel post precedente, lo segnalo di nuovo qui per dargli evidenza:

http://greenzonemouthpiece.blogspot.com/?zx=db190e571e6b75cb

Unya_006.jpgUnya_007.jpgL’obiettivo di GreenZone MouthPiece non è, naturalmente, di criminalizzare le sim che utilizzano il Red Zone. Ognuno ha diritto di ricorrere agli strumenti che gli pare, anche quando sono imprecisi come questo. Tuttavia, siamo convinte che l’uso di un sistema così subdolo, e la creazione di liste segrete, in stile Inquisizione spagnola, sia da segnalare a chi non ne è al corrente. Questo blog servirà quindi da lista, indicativa e non esaustiva, delle land compromesse. Chi, utilizzando il GreenZone, ne individuasse altre, è caldamente invitato a segnalarle.

Nel frattempo, il creatore del Red Zone, evidentemente sentendo tremare le fondamenta del suo impero, è passato al contrattacco. Se visitate la pagina del GreenZone su Marketplace e andate a leggere le recensioni, ne troverete una scritta molto negativa scritta da zFire Xue. Oddio, chiamarla recensione è già un azzardo: si tratta per lo più di un attacco diretto ad Anna (il nuovo avatar di Andromeda), arricchito da sproloqui circa il fatto che il GreenZone sarebbe uno strumento per aiutare i copybotters.

Unya_010.jpgUnya_009.jpgOvviamente non è così: come credo di aver spiegato molto chiaramente negli ultimi post (incluso quello in cui racconto la condanna a morte di Andromeda) non sono affatto a favore del copybotting, nè tanto meno dell’utilizzo di alt per dare fastidio a qualcun altro. I motivi per cui il Red Zone è uno strumento da combattere sono altri, vale a dire: che è inefficace (basta disattivare il Media Streaming per non farsi beccare), che produce più danni che vantaggi (identifica gli avatar come alt su basi risibili, come dimostra il post di Unya) e di fatto può servire più come mezzo di griefing che altro. È uno strumento che viola la privacy (e probabilmente anche il ToS di Second Life) e la privacy è un diritto che va rispettato – soprattutto in un luogo, come Second Life, dove andiamo per sognare quello che nella vita reale non possiamo avere.

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È anche per questo che, soprattutto su istanza di Unya e di Forceme, abbiamo parlato a lungo di quale fosse la scelta migliore per far sì che il Red Zone venga neutralizzato. Ne ho discusso con Anna, che lo vende, e con Fart Admiral, che l’ha fabbricato. E siamo arrivati alla conclusione che il GreenZone deve essere uno strumento alla portata di tutti, non solo a quella di chi se lo può permettere.

freebie!_001.jpg250 L$ sono pochi spiccioli, è vero. Ma tutti siamo stati niubbi senza un soldo in tasca, pronti a passare ore seduti in qualche land deserta per tirare su qualche Linden col camping. Pertanto, da oggi in poi, abbiamo deciso che il GreenZone sarà in vendita dappertutto alla cifra di 0L$. Gratis. Freebie.

Voglio sottolineare che, da parte di Anna e di Fart, questa decisione è stata presa in totale libertà. Anche se Anna porta il mio collare, non ho voluto esercitare su questa faccenda la mia autorità perché ci tenevo che fosse una scelta libera della sua coscienza. Anche perché il GreenZone si stava rivelando un prodotto alquanto proficuo: in meno di una settimana, ne erano state vendute già 174 copie, senza contare le copie omaggio che avevamo spedito alle persone che ne avevano fatto richiesta su questo blog. In prospettiva, rinunciare alla vendita di questo strumento significa, per Anna e Fart, dire addio a un potenziale discreto gruzzoletto. Ma, come diceva la stessa Anna durante la discussione:

AnnaAlarm.jpg[2011/01/27 09:07]  Anna (anastasia.howlett): Will make me have done something for humanity

Ho sorriso, passandole la mano nei capelli e giocando col guinzaglio che tengo attaccato al suo collare. Ecco la mia Andromeda: qualcuno che sa di aver sbagliato, che ha pagato il suo conto con la società (e in modo salatissimo) e ha capito molto bene quanto sia importante dissociare la nostra crociata contro il Red Zone da qualsiasi sospetto di avidità. Anna continuerà a guadagnare, su SL, tramite i suoi prodotti e il GreenZone diventerà invece un bene di uso comune. Di dominio pubblico, come dovrebbe essere tutto ciò che tutela i diritti fondamentali.

Ci sono altre novità che bollono in pentola ma parlarne è prematuro… basterà dire che si parla già di implementare il sistema creato da Fart in una delle nuove edizioni di un client di uso molto comune. Ma sono ancora solo ipotesi e bisogna vedere se e quando accadrà. Da oggi, comunque, voglio ripeterlo ancora una volta: il GreenZone è in vendita gratis su Marketplace e anche su ogni vendor disponibile in world (ne trovate uno proprio a Winsconsin, vicino alla rezzing area). E per giunta è, da ora, copy e trans: vale a dire che potete darne voi stessi una copia a chi vi pare, contribuendo a diffonderlo più rapidamente.

freebie!_003.jpgChi vorrà sostenere la ricerca necessaria a mantenere il GreenZone potrà sempre donare qualcosa alla causa tramite i vendor in-world, ma si tratterà di un contributo puramente volontario e opzionale: il GreenZone continuerà comunque ad avere tutte le sue funzionalità anche se acquistato a 0L$. Le quasi 180 persone che ne hanno acquistata una copia prima che prendessimo la decisione di distribuirlo gratuitamente sappiano che il loro supporto è stato fondamentale per la ricerca e che è anche grazie al loro contributo che ora possiamo permetterci di offrire il GreenZone a tutti gli altri residenti di Second Life. Qualcosa, io credo, di cui andare orgogliosi.

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(Qui sotto: la comunicazione inviata a tutti coloro che avevano già acquistato il GreenZone prima del passaggio a Freebie)

After long discussion, we have decided GreenZone is too important for the sake of privacy for it to be only available to paying customers. From now on, the tool will thus available for 0L$ both on marketplace and on affiliate resellers. This would not have been possible without the support of early customers, whose patronage covered all our research and development costs in less than a week. GreenZone wishes to thank all these generous people for supporting its fight against privacy scammers.

Dopo lunga discussione, abbiamo deciso che il GreenZone è troppo importante come strumento di difesa della privacy perché possa essere disponibile solo a chi può pagarlo. Da ora in poi sarà pertanto disponibile a 0L$ sia su marketplace che sui rivenditori affiliati. Ciò non sarebbe stato possibile senza il sostegno dei primi clienti, il cui denaro ha coperto tutti i nostri costi di ricerca e sviluppo in meno di una settimana. GreenZone vuole ringraziare tutte queste persone generose per il sostegno alla lotta contro i ladri di privacy.