Goodbye Facebook

La sospensione a sorpresa del mio account Facebook mi ha provocato un dolore molto superiore a quello che mi sarei immaginata. Facendomi riflettere su quanto la nostra vita virtuale sia appesa a un filo. E reagire, a mia volta, in modo irrevocabile.

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Domenica sera ho avuto un’amara sorpresa quando ho provato a collegarmi, prima di dormire, con il mio account Facebook. “Your account has been disabled”, diceva la pagina, rinviando alle faq per le spiegazioni. Andando sulle faq, però, non si scopriva molto di più: ti dicevano che l’account poteva essere stato disabilitato senza preavviso per una serie di ragioni, senza dire quale fosse il tuo caso. E quando ho provato a scrivere per avere notizie, convinta che si trattasse di un errore, il messaggio che ho ricevuto in risposta è stato una laconica circolare e, inizialmente, piena di condizionali. Il mio account potrebbe essere stato sospeso per aver creato o caricato contenuti pornografici, sessualmente suggestivi, o che contengono nudità… per aver molestato altre persone con un linguaggio sessualmente esplicito… o per aver spedito richieste di amicizia non desiderate, o messaggi privati a persone che non conoscevo.

Non credo di aver fatto mai nulla di tutto questo, a meno di non considerare “sessualmente suggestive” alcune immagini di avatar in versione bondage – peraltro, mi sembra, molto tranquille – ma i signori di Facebook non specificano. Ma dal condizionale passano a un ferreo indicativo per la seconda parte della mail:

You will no longer be able to use Facebook. This decision is final and cannot be appealed.

Please note that for technical and security reasons, we will not provide you with any further details about this decision.

Thanks,

Laura

User Operations

Facebook

La cosa, lì per lì, mi ha dato fastidio ma fino a un certo punto. Posso fare a meno di Facebook, ho pensato: la mia vera vita è su Second Life e quello che non posso esprimere lì lo scrivo su questo blog. Anzi, a pensarci bene, l’attività su Facebook aveva fatto sì che sfogassi lì gran parte delle mie pulsioni comunicative. Basta vedere quanti post scrivevo prima di aprire l’account e quanti ne ho scritti dopo. Facebook ti spinge a frantumare le cose che devi dire in tantissime piccole frasi, una foto qui, un link là. Ci sono cose, forse, che in un blog non diresti perché sono troppo piccole, ma ce ne sono anche tante che, una volta messe su Facebook, nel blog non le metti più. Ed ecco che scrivi un post in meno. Non sto dicendo che sia di per sè un bene nè che sia di per sè un male, ma non posso fare a meno di pensare che un post qui sul blog abbia, in genere, una forma, un senso e anche una sua durevolezza nel tempo che qualche status su Facebook difficilmente può avere. Non lo dico perché mi illudo di fare della letteratura ma perché, molto banalmente, vedo come va il traffico su queste pagine e so che anche i post più vecchi continuano ancora oggi a ricevere visite.

Immagine 3.pngInsomma, mi sono detta “pazienza” e non ci ho pensato più. Ma poi, il giorno dopo, mi sono sorpresa più volte, durante la giornata, ad aprire il browser senza pensarci e a cercare di visitare la mia bacheca e quella delle persone a cui voglio bene. E ogni volta, di nuovo, trovavo quella porta che mi era stata chiusa, irrevocabilmente, in faccia. Anzi, nemmeno in faccia: perché al posto del mio viso, l’account riporta adesso l’avatar vuoto. Ed è la cosa peggiore: sono diventata un volto bianco. Sono un bane che, a differenza di quelli di Eudeamon, non ha nemmeno più il diritto ad aggirarsi muto fra i cittadini liberi.

E mi sono tornati in mente due episodi più o meno recenti. La cancellazione dell’account di Andromeda su Second Life, prima di tutto. Per Andro è stata una mazzata che per poco non l’ha convinta ad abbandonare il metaverso, nonostante avesse diversi alt già pronti a prendere il posto di quello che era stato giustiziato. E poi un incidente che risale ormai a parecchi mesi fa, quando Ewyn Raymaker scoprì di non riuscire più a collegarsi a Second Life perché il suo account si era come incantato – facendo sì che lei risultasse sempre online, ma muta e immobile, per tutti gli altri, ma che dal suo client risultasse chiusa fuori. Ricordo che Ewyn mi aveva scritto, allora, di aver pianto dalla rabbia e di avere, anche lei, deciso che se non si fosse sbloccata la situazione avrebbe abbandonato Second Life. Immagino che fosse perché anche lei, come me, si identifica in modo totale con la sua identità virtuale. E quando si muore, quale che sia il motivo, si muore e basta.

Le nostre vite reali, lo sappiamo, sono sempre e comunque appese a un filo. L’elemento nuovo della nostra vita virtuale è che, sempre più spesso, questo filo è alla mercé delle forbici di Parche molto più umane di Atropo ma altrettanto tetragone alla comunicazione. Sia Facebook che Second Life (ma, se è per questo, anche Google) sono sistemi proprietari e chiusi, a cui accediamo solo fino a quando chi ne ha le chiavi non decide di buttarci fuori per qualsiasi motivo, fondato o meno che sia. Noi siamo abituati a considerarli casa nostra, e ci mettiamo tanto di nostro, ma quando la porta viene chiusa non abbiamo modo di recuperare niente. Nei server ora inaccessibili del mio account Facebook io lascio centinaia di fotografie, solo parte delle quali ho messo su questo blog. Centinaia di momenti cristallizzati in un’istantanea che, ogni tanto, mi capitava di andarmi a rivedere e che ora sono per sempre perduti. Senza appello perché, come spiegava bene una puntata di Report che l’amica Francesca Allen mi ha segnalato ieri, non è che Facebook fornisca a noi un servizio gratuito: siamo noi, semmai, il prodotto che loro forniscono ai loro clienti, che sono, ovviamente, le aziende che vogliono farsi pubblicità. E il prodotto viene gestito come tale: buttando via quello che si decide essere difettoso.

Nel mio caso, dopo averci pensato bene, credo di essere arrivata a capire il motivo della mia sospensione. L’ultima cosa che ricordo di aver postato sulla mia bacheca è stata un link a un server su cui avevo caricato la puntata di Secret Diary of a Call Girl di cui ho parlato nel mio ultimo post. Senza dubbio una grave sciocchezza da parte mia e un atto di cui mi pentirei anche se non fosse stato questo il motivo scatenante della mia messa al bando. Ma la policy di Facebook è pensata in modo che io non possa averne la certezza. Sono stata sbattuta fuori e basta, senza spiegazioni che mi avrebbero potuta aiutare a capire se e in cosa avessi sbagliato.

E allora ho preso una decisione. Anche se il motivo della mia esclusione non fosse quello, mi comporterò come se lo fosse. Ammetto di aver sbagliato e accetto per questo errore la pena capitale Facebookiana: non rientrerò con nuovi account di posta, non tornerò a girare per le bacheche degli amici, a postare link, a guardare e taggare le foto degli altri. Continuerò ad esistere su Second Life, naturalmente, e continuerò a scrivere su questo blog, ma senza più regalarne i contenuti a Facebook. Scommetto che le persone che mi sono vicine continueranno a esserlo. Forse anche più di prima.

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Ho provveduto a sostituire tutti i link pubblicati al mio profilo FB con questa pagina, tranne qualcuno che punta alla pagina-memoriale che mi sono creata su Seppukoo.com. Se vi diverte visitarla, questo è il link: http://www.seppukoo.com/memorial/Win-Zinnemann/66902541

Ma questo non è un addio: ci rivediamo in-world! 🙂

Andromeda Sawson: Account Terminated

Pensiamo sempre di avere ancora del tempo davanti a noi. E poi, un giorno, scopri all’improvviso che è finito. Così, da un giorno all’altro, col cambiare di una data.

 http://win.myblog.it/media/00/01/2110590173.mp3
(prima di leggere quanto segue, per favore, cliccate qui sopra per far partire la colonna sonora appropriata)

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Lo scopro così, all’improvviso, da un messaggio dell’amica Ewyn Raymaker. Ewyn, che risponde al piccolo scambio avviato dagli auguri che Jelena ha voluto fare, a tutte noi, dal suo esilio nel mondo reale. E che, col suo tono inconfondibile, solo apparentemente distaccato e asciutto, sgancia una bomba:

Tomba_Andro-1.jpgRicambiando -sebbene con ritardo- gli auguri per un felice 2011 a voi tutte, sparo il primo botto dell’anno nuovo: camminando per la spiaggia mi sono imbattuta nella presunta lapide tombale di Andromeda con incisa la scritta “Killed by LL” (vedi foto allegata). Analizzando i dati sembra che il cippo sia stato messo da Pene in data 2 gennaio alle 21:10 circa; inoltre il profilo di Andromeda non compare più nel search. Se due indizi fanno una prova, stimo che Andromeda sia stata epurata dai Lindens a causa delle sue “attività illecite” di cui noi tutte conosciamo la natura. Tuttavia per averne certezza spero di incrociare Pene quanto prima, visto che pare sia l’unica al corrente dei fatti.

Mi sento come se il pavimento mi sprofondasse sotto. Potrebbe sembrare una balla, ma purtroppo è fin troppo plausibile. La mia Andromeda, creatrice di apprezzate linee di abbigliamento e, insieme a Pene Seetan, di ingegnose trappole e strumenti RLV, da un po’ di tempo aveva scoperto il piacere di certi client illegali che permettono di copiare abusivamente gli oggetti altrui. E si era scatenata.

mggrieving.jpgVoglio precisare che nessuno dei furti di Andromeda è mai avvenuto a fine di lucro. Gli oggetti da lei duplicati andavano a finire nella sua collezione personale. Nei casi sporadici in cui decideva di farne dono a qualcuno, si assicurava di renderli  non ulteriormente copiabili, per evitare di danneggiare l’autore. Questo lo so di per certo, perché io sono stata destinataria di un paio di regali del genere: un bellissimo anello realizzato con una squisita attenzione ai dettagli, e una sciarpa che avevo visto indossata proprio da Ewyn. Andro diceva di non sentirsi colpevole perché le cose che si procurava in quel modo non le avrebbe comunque mai comprate, e quindi l’autore non avrebbe mai ricevuto il denaro di cui lei lo defraudava. Io credo di averle risposto che la sola forza di un creatore di qualcosa è produrre negli altri il desiderio di acquistarlo: e che se lei questo desiderio lo soddisfava in modo illegale, il furto era avvenuto comunque. Ma devo dire che la discussione fu breve: passavo con Andro troppo poco tempo per aver voglia di mettermi a dibattere questioni di principio. Anche quando avevo beccato Jelena in attività affini non ero riuscita a trovare il momento giusto di affrontare il problema, e poi Jel se n’è andata prima che fosse possibile farlo.

Tomba_001.jpgSo che non avrei dovuto io per prima accettare da Andro quei due doni “sporchi”: a mia tenue discolpa posso solo dire che quando mi diede l’anello non avevo capito che fosse stato da lei rubato (anche se forse, a pensarci bene, l’avrei accettato lo stesso: come fa una ragazza a rifiutare un anello che qualcuno ha rubato pensando a te?). E quanto alla sciarpa di Ewyn, mi era parso di capire che era stata offerta per un tempo limitato, come gadget speciale, e che non era mai stata, nè sarebbe stata mai, in commercio – per cui, contraddicendo me stessa e gli ammonimenti che impartivo ad Andromeda – ero stata felice che lei potesse rubarmene una copia.

Ma la giustizia della Linden Lab è, se non velocissima, efficiente e implacabile. Ed ecco il messaggio che Andromeda ha ricevuto nelle prime ore del 2011. Da un indirizzo, fra l’altro, che per il modo stesso in cui è strutturato, non ammette repliche:

From: no-reply@secondlife.com
Sent: Saturday, January 01, 2011 5:24 PM

This email is notification that Linden Lab has terminated
your access to the Second Life virtual world due to severe
or repeated violations of the Second Life Terms of Service
or Community Standards. Your (account name ‘Andromeda
Sawson’) and alternate Second Life accounts have been
made permanently inaccessible.

Appeal Process: The decision to terminate your Second Life
access was reached after investigation of your use of the
Second Life software and service. If you would like to
appeal your termination, you may contact Second Life
Support, by opening a new support ticket with a subject of
“abuse appeal,” or in writing, at the address below:

…eccetera eccetera.

Qualcuno penserà che scrivo tutto questo per polemizzare. Non è così. La Linden Lab ha preso, temo, l’unico tipo di misura che possa arginare almeno in parte la piaga della pirateria che affligge ormai da anni qualsiasi bene digitale. Certo, la pena di morte decretata così, a sorpresa, dopo un’indagine avvenuta segretamente, sembra una misura draconiana. Ma va anche detto che in queste faccende la velocità è essenziale – e anche la chiusura dell’account rischia sempre di avvenire dopo che i proverbiali buoi sono scappati dalla stalla.

Tomba_003.jpgCome che sia, anche se si trattava di una sorta di taccheggio collezionistico, Andromeda era sicuramente colpevole del reato di cui è stata accusata. Contro questa decisione dei Linden non ci sarà appello da parte sua. E non c’è bisogno che sia io a vietarlo: lo sa benissimo anche lei. Andromeda Sawson è stata condannata e a noi che le abbiamo voluto bene non resta che ricordarla – magari portandole qualche fiore virtuale sulla tomba che, davanti all’ingresso della prigione, le ha preparato Pene Seetan.

Dove hanno fallito i rigori di Pandora e quelli della RR Prison, insomma, è riuscito il tribunale supremo di Second Life. Mentre nel cielo sopra Winsconsin, si alzano le note dell’Ave Verum di Mozart, Andromeda sta già preparando il suo rientro con un avatar nuovo, pulito ma, stavolta, votato a un comportamento irreprensibile. Per quanto mi riguarda, ho già messo da parte i L$ per ricomprarle al negozio di Marine Kelley, collare, manette e tutti gli accessori Real Restraints. E magari anche qualcosina d’altro. Le promesse di rigare dritto sono una bella cosa, ma sono stata una padrona troppo assente, negli ultimi mesi, e ho paura che sia tornato il tempo di imporre un po’ di disciplina.

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Togliendo il tappo

Cosa succede quando si toglie il tappo? Succedono grandi novità – tali da far pensare che, in qualche caso, il non esistere per un po’ sia cosa buona e giusta. Per tutti.

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Nel suo studio sulla forma che il masochismo assume nell’uomo moderno, Theodor Reik avanza un’ipotesi interessante. Il masochismo è più diffuso di quanto non ci rendiamo conto perché assume una forma attenuata. La dinamica fondamentale è la seguente: un essere umano vede qualcosa di brutto che sta giungendo inevitabilmente. Non ha alcun potere di impedirlo; è impotente. Questo senso di impotenza genera la necessità di assumere un certo controllo sul dolore incombente… qualsiasi genere di controllo va bene. Questo ha un senso; la sensazione soggettiva di impotenza è più dolorosa dell’incombente infelicità. Così la persona afferra il controllo della situazione nell’unico modo che le resta: collabora nel tirarsi addosso l’infelicità incombente; l’affretta. Questa attività fornisce la falsa impressione che goda del dolore. Non è così. È solo che non può più sopportare il senso di impotenza, o di supposta impotenza. Ma nel processo di assumere il controllo dell’inevitabile infelicità, diventa automaticamente anedonico (ossia incapace o restio a godere del piacere). L’anedonia si insinua di nascosto. Con gli anni, assume il controllo dell’individuo. Questi, per esempio, impara a differire la gratificazione; è il primo passo lungo il triste processo dell’anedonia. Nell’imparare a differire la gratificazione, sperimenta una sensazione di autocontrollo; è diventato stoico, disciplinato; non cede agli impulsi. Ha il controllo. Controllo sui suoi impulsi e controllo sulla situazione esterna. È una persona controllata e che controlla. Ben presto, allarga la sua sfera, e controlla altre persone, come parte della situazione. Diventa un manipolatore. Naturalmente non è consapevole di questo; tutto quello che vuole fare è attenuare il suo senso di impotenza. Ma nel corso di questa operazione, insidiosamente sopraffà la libertà altrui. Tuttavia non ricava alcun piacere da questo, nessun guadagno psicologico; tutto quello che ottiene è essenzialmente negativo.

tratto da “Valis” di Philip K. Dick (traduzione italiana di Delio Zinoni) pagg. 104-105 dell’edizione Piccola Biblioteca Oscar, Mondadori, settembre 2000

VALIS(1stEd).jpgIl passaggio qui sopra, tratto da un libro che ho letto durante le mie vacanze di quest’estate, mi ha colpita moltissimo. L’ho detto fin dal principio: per me, Second Life è anche un modo di conoscere meglio me stessa, perché tutto vi avviene in modo più schematico, veloce e, sotto certi punti di vista, intenso – ma le persone che animano ciascuno di noi avatar sono persone reali e restano se stesse, quale che sia il ruolo che si sono scelte (o che ha scelto loro) all’interno del metaverso.

È su Second Life che ho imparato a dare un nome e una radice alle mie fantasie e alle mie fisse, a guardarle in faccia e, senza rifiutarle, a fare qualche sforzo per correggere quello che posso migliorare, accettando quello che non riesco o non voglio cambiare. Su queste pagine ho accennato a come il banishment possa esprimere, fra le altre cose, la paura della morte e il tentativo di esorcizzarla o illudersi di controllarla anticipandone alcuni elementi. Dick è, naturalmente, un grande scrittore di fantascienza a cui il libro di Erika Moak sicuramente deve molto, e una parte delle considerazioni che ricicla da Theodor Reik mi toccano direttamente.

Inutile che mi metta a dire “questa parte sono io, questa parte no” (altri si riconosceranno in modo diverso, qualcuno troverà la situazione descritta agli antipodi del suo carattere).Ewyn 25 (Trio).jpg Quel che per me conta è che, in generale, riconosco in me la tendenza a tirare il freno – e, spesso, a tirarlo anche alle persone che mi hanno dato e mi rinnovano la loro fiducia. Questo può avere un senso, cum grano salis, in un rapporto nel quale io prendo le chiavi del collare di qualcuno, ma può diventare pernicioso quando ti trovi ad essere a capo di qualcosa di complesso e articolato quale, nel mio caso specifico, una prigione come il Winsconsin Correctional Facility. All’inizio, a inventarsi sempre nuove follie era solo Andromeda, e accettare o (quasi mai) respingere le sue invenzioni era un impegno che ero in grado di gestire. Però, da qualche tempo, ci sono alcune persone dello staff il cui impegno si è fatto sempre più costante e propositivo. Ed è venuto il momento di riconoscerlo – e annunciare alcune decisioni importanti.

tribunale.jpgI nomi chiave di questa trasformazione sono Jelena Kiranov, Ewyn Raymaker e Nightwish Sveiss. Jelena ha preso, qualche tempo fa, l’iniziativa di costruire tutta un’area di negozi che occupa adesso il centro di Winsconsin – l’area più lontana dal mare, che restava per lo più sfitta. Poi, con l’aiuto di Travestroia Azalee, ha eretto in pochi giorni un tribunale adiacente all’area delle celle. Nell’ultimo mese però (forse anche grazie alla mia lunga assenza causa lavoro e vacanza) si è davvero scatenata, prendendo di petto alcuni problemi che si erano andati accumulando nel tempo. Qualcuno lo si è risolto, su qualcuno si sta lavorando dietro le quinte proprio in questi giorni, e non è detto che si riesca a superarlo: ma si deve alla forza di volontà di Jelena se, alla fine, sono stata costretta ad affrontarli, e dentro di me so di dover rendere soprattutto a lei il merito di qualsiasi soluzione. Non sto ad andare nei dettagli – fra di noi, com’è noto, ci sono questioni personali ancora tutte da risolvere. Ma nessuno più di Jelena, nei giorni scorsi, si è battuta per il bene generale di tutta la sim che porta il mio nome e nessuno più di me può sentirsene più felice e piena di gratitudine.

macelleria_001.jpgQuanto a Night ed Ewyn, entrambe sono comparse a più riprese su queste pagine, anche se spesso in ruoli apparentemente di fianco. Ewyn, da quando ci conosciamo (a proposito: non è oggi che la tua casa a Winsconsin compie un anno? Tantissimi auguri, visto che mi sono clamorosamente scordata il tuo compleanno, qualche giorno fa!) mi tiene aggiornata sulla sua vita, mi invia fotografie, suggerimenti, considerazioni che più volte sono stata tentata di utilizzare qui sul blog e che molte volte ho fatto mie in-world. È una roleplayer accanita, a volte feroce, spesso incline a estrema violenza. Anche se ormai alquanto lontano nel tempo, il periodo in cui è stata, diciamo, ospite forzata in casa mia resta a tutt’oggi una delle esperienze più complesse, gratificanti e stimolanti della mia Second Life. Nel suo profilo, qualche tempo fa, ha messo anche un mio ritratto commentando “il meglio deve ancora venire” e sono convinta che così sarà. Quanto a Nightwish, è comparsa in un periodo in cui la mia presenza su Second Life si stava già diradando e fin dall’inizio provavo quel lieve rimpianto preventivo che hai quando ti rendi conto che stai incrociando la strada di qualcuno che vorresti avere il tempo di conoscere meglio. Sono stata contenta quando è riuscita a convincere Lella a prenderle le chiavi del collare e voglio sottolineare che mai e poi mai ho avuto anche la minima sensazione che il loro rapporto potesse interferire col dominio che ho sulla mia Demonia preferita: come sub, Nightwish è discreta e paziente, e ha una vena dom molto forte che, in assenza di Lella, si scatena in mille modi.

Snapshot_001.jpgSoprattutto, di recente, alla nostra prigione: negli ultimi mesi, Nightwish ed Ewyn sono diventate una coppia di guardie inseparabile e perfettamente assortita. Il loro è un gioco perversamente divertente di “bad cop – bad cop”: molti prigionieri sono stati segnati profondamente e in modo indelebile dalla loro recente permanenza al WCF. In qualche caso, come Sophii Calamity, arrivando a perdere completamente la ragione, in una disintegrazione della personalità registrata, giorno per giorno e spietatamente, nel suo blog, che per chi legge l’inglese è una lettura affascinante. Un prodotto collaterale di tutto questo lavoro è anche anche la costruzione delle nuove aree di gioco che si vedono in alcune delle foto con cui illustro questa pagina – costruite, finanziate e attrezzate soprattutto da Ewyn, Night, Jelena e Andromeda.

Snapshot_339.jpgDa due giorni, come riconoscimento della loro attività instancabile, Ewyn e Night sono state ufficialmente promosse da Guardie a Warden: hanno quindi ora, oltre ai poteri tradizionali della Guardie WCF, anche quello di nominare nuove guardie o licenziarne di vecchie – che finora era riservato a me soltanto. Ma è solo l’inizio, perché le iniziative fervono. Pene Seetan e Andromeda stanno implementando alcune novità a livello di script e di attrezzatura, Elenaslv lavora a certi nuovi badge al momento ancora top secret e si è candidata come infermiera del WCF. In più, mi risulta che Malbert Greenfield, Francesca Miles, Nemesis Lourbridge e parecchie altre persone pullulino di proposte. Credo, grazie a Jelena, Ewyn e Night, di essere riuscita in qualche modo a, se mi consentite la metafora, togliere il tappo che io stessa imponevo, senza accorgermene, al WCF. E non vedo l’ora di vedere dove tutto questo ci porterà.

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Come? Ah, dite la riunione annunciata nel post precedente? Giusto, non va dimenticata. C’è stata, eccome, e la foto qui sopra documenta quanto sia stata affollata. Segnalo qui soltanto che è stata lunghissima e accesa, veemente, con più di una polemica, come forse è giusto che sia una riunione in cui per la prima volta si cerca di affrontare un problema. Ma è stata, soprattutto, costruttiva e utile a iniziare una discussione e una trattativa in mail di cui non ha senso rendere conto qui, anche perché al momento ancora lungi dall’essersi conclusa. La vita di una sim è fatta anche di diplomazia, di confronti, di proposte, e il lavoro delle owner non può non essere anche il tentativo costante di conciliare i rapporti personali con le esigenze delle comunità. Ecco, questo mi sembra che stia avvenendo da entrambe le parti. I risultati finali li giudicherà la Storia, con la S maiuscola, di questa nostra minuscola vita virtuale.

 

La lunga estate calda di Winsconsin

Dopo una grande inaugurazione, la nuova prigione è pienamente operativa e in piena campagna acquisti. Qualche annotazione sparsa su queste prime settimane di agosto e su quello che verrà.

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Per una che, come me, non sa costruire quasi niente, è una meraviglia che ogni volta si rinnova e che questa volta è più intensa del solito. È passato poco più di un mese dal sorgere della sim Winsconsin, ma le mie costruttrici di mondi si sono date da fare in modo forsennato – e quel deserto dove, all’inizio di luglio, vedevo sorgere il sole su un orizzonte irraggiungibile è diventato, oggi, una land in continua evoluzione.

viaspettiamo_001.jpgPrima di tutto, naturalmente, la nostra prigione. Jelena e Lella si sono date un da fare maledetto nei giorni delle mie vacanze estive e in quelli che precedevano il matrimonio RL di Jelena – che in questo preciso momento è in pieno viaggio di nozze: anzi, se mi leggi, tesoro… vergognati! Spegni subito il browser ed esci da quell’Internet Café, è un ordine! 😉 Una volta finito il grosso dei lavori, abbiamo aspettato qualche giorno per consentire ad Andromeda di tornare dalle sue vacanze RL e finalmente, lo scorso 29 luglio, la nuova sede del Winsconsin Correction Facility è stata inaugurata con una grande festa. L’immagine qui accanto mostra la facciata con il cartello che annunciava l’evento (e, sullo sfondo, lo schermo gigante che campeggia sulla facciata principale, su cui i cinefili esperti riconosceranno Annabella Sciorra in una bella sequenza bondage del film “Perversione mortale“).

Inaugurazione_009.jpgIo le feste in genere le detesto – in RL ma soprattutto su SL – ma l’inaugurazione del WCF è stata una serata davvero memorabile: è arrivata una tale quantità di amici che siamo riusciti a far crashare la sim, complici anche i bengala e fuochi d’artificio che Jelena aveva piazzato dappertutto e acceso tutti insieme, rischiando fra l’altro di abbattere la casa che mi ha regalato… una stupenda mongolfiera sospesa in perpendicolare proprio sopra alla prigione. Abbiamo ballato, naturalmente, alla musica del DJ Sirius, ma soprattutto ho avuto modo di rivedere persone che da troppo tempo erano diventate solo dei nomi nella mia, sicuramente troppo affollata, lista dei contatti. Alexander Chapman, ad esempio, un vecchissimo compagno di giochi della prima Stonehaven, è venuto insieme alla fidanzata/per Pan Swindlehurst – ed è stato bello riabbracciarlo e ridere di nostalgia pensando a quando, mentre esploravamo insieme i primi rudimenti dei guinzagli RR, lo trascinai in volo sopra una zona no script perdendolo lungo la strada e lasciandolo, abbandonato e legato, in una zona sconosciuta dove non riuscivo più a rintracciarlo.

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Fra le visite più inattese e gradite, quella di Claven Albatros, giunta verso la fine della festa accompagnata da una sua schiava ridotta a poco più che un oggetto. Abbiamo, ovviamente, parlato dei tempi di Mystique. Quando poi, al WCF, ci hanno raggiunte Rossella con Costanza ben legata al guinzaglio, ho avuto l’emozione di assistere all’incontro fra le due mistress che, senza (quasi mai) toccarmi, più hanno segnato in un modo o nell’altro la mia seconda vita.

simcrash_005.jpgsimcrash_009.jpgÈ venuta a salutarmi velocemente anche Mudlark Burns, ormai da tempo definitivamente bionda e, purtroppo, orfana di Halle Westland. Dopo un lunghissimo periodo in cui praticamente non si collegava più, Halle è definitivamente scomparsa da Second Life – voglio dire svanita, cancellata, rimossa dall’esistenza come era successo, quasi un anno fa, a Serenella Abruzzo, inghiottita dal nulla senza un fiato e, almeno da me, mai dimenticata. Sono cose che succedono e che dovrebbero ricordarci come, al di là della nostra personale fragilità di esseri umani mortali, gli avatar di Second Life siano ancora più evanescenti, pronti a dissolversi da un momento all’altro come i sogni all’alba, indipendentemente da quanto ci abbiano saputo far soffrire, gioire o battere il cuore. Perché qualcuno scelga di andarsene senza salutare, non lo sapremo mai: forse manca il coraggio di affrontare il momento dell’addio, forse si fugge da una situazione che si ritiene inestricabile, forse, con crudele superficialità, semplicemente si decide di cambiare vita e ci se ne infischia delle persone che ci hanno voluto bene. Chi lo sa: per quel che mi riguarda, non c’è nulla di peggio che svanire lasciando rapporti in sospeso, lasciando gli amici nel dubbio angoscioso che ci sia successo qualcosa in RL. Penso a Challenge Nakamura, che non si collega a SL dallo scorso marzo e la cui sorte in RL preoccupa me ma ancor di più Tat1ana, l’altra storica Bad Cat, e la mia dolce amica Moss. Challenge, if you ever happen to read these lines, dammit, give us a line in mail, or post a comment down here. Let us kow you are well, please!

Frine.pngUn avatar che è scomparso di recente, ma non senza salutare, è Frine Sapphire. Non provo nemmeno a riassumere tutto quello che le è successo, perché sebbene abbia seguito tutta la storia come testimone e confidente sua, di Jelena e di Franca Poper (una nuova, preziosa, amica della nostra famiglia) non ne sono stata coinvolta al punto da poter arrogarmi il diritto di raccontarla. Sarebbe, del resto, un racconto troppo intricato per le mie modeste capacità di narratrice. Basterà dire che Frine non è più, che si è mutata da qualche settimana in Clelia Saxondale – e che sia lei che Franca vivono ora in due terreni adiacenti nella nostra sim. Tutte e due fanno parte, in qualche modo, della grande famiglia che attorno a Winsconsin sta velocemente coagulandosi, e che include anche diverse altre persone che a vario titolo sono comparse in queste pagine.

Ewyncantina_001.jpegEwyn Raymaker, ad esempio. Dalle prime, timide visite, ai due mesi passati sotto il mio controllo quasi assoluto, ai lunghi allenamenti per un Bondage Ordeal che a tutt’oggi non ha ancora affrontato, Ewyn è diventata sempre più parte del gruppo: ha avuto modo di conoscere e spolpare a dovere Useme, è divenuta la prima delle guardie del WCF che abbia avuto l’incarico nella nuova sede e infine, assieme al fidanzato, ha preso dimora anche lei a Winsconsin, spostando qui una casa che contiene una quantità di opere d’arte che anche il Louvre si sogna. Non ho ancora capito come sia riuscita a convincere  il suo ragazzo – tutt’altro che sottomesso – a seguirla in una land dove, accanto al WCF, sorge il club femdom della nostra Fujiko Atlas, il che rende la zona alquanto a rischio per gli avatar maschi. Ma Ewyn sa essere molto persuasiva, quando occorre, e averla come vicina è un piacere particolare.

FrancescaZhora_002.jpegInfine, proprio accanto alle mura della prigione sorge la casa di Mandrashee Aeon e Francesca72 Allen, la prima una lettrice e postatrice regolare di questo blog, la seconda (sua moglie) la sola Mistress italiana delle Latex Dolls, il gruppo di cui fa parte anche Caliope Mah (nella vita reale, Erika Moak, l’autrice di Eudeamon). Se Mandrashee mi capita in questo periodo di incontrarla raramente, Francesca l’ho incrociata già almeno un paio di volte – cosa che fra l’altro mi ha spinta un giorno a curiosare a Circe in un’area dove mi sono trovata ridotta a bambola muta, sorda e immobilizzata per quasi un’oretta. Un’esperienza che non avevo programmato ma che si è rivelata intensa, riposante come un mini-banishment e che su cui varrà la pena di ritornare in futuro. Forse. Devo dire che la breve disavventura si inscrive nella tentazione che ogni tanto mi riprende di tornare, anche solo occasionalmente, la Win di un tempo…

rapita_001.jpgrapita_002.jpgScacco_001.jpgQuesta tentazione forse è stata risvegliata la settimana scorsa dall’ennesima marachella combinata da Andromeda. La settimana scorsa, per darle un po’ di sollievo dopo mesi di astinenza, le avevo temporaneamente tolto la cintura di castità e lei ne ha immediatamente approfittato per godersi un paio di incontri bollenti. Solo che quando la mattina dopo, appena sveglia, ho letto i log di quanto registrato dallo SPY che tengo sempre attivo nel suo collare, ho scoperto che era stata acchiappata da tale Greennote Freenote. Il quale, dopo averla illusa che le avrebbe mostrato non so ben che diavoleria, l’aveva intrappolata in casa sua e stava procedendo a bloccarle gli IM e ogni altra forma di comunicazione con l’idea di tenerla prigioniera. Mi sono collegata come una furia, ovviamente, ho localizzato Andro, e poi la skybox del rapitore – che ho affrontato con decisione, tenendo a freno la rabbia che mi faceva rimbombare le tempie, decisa a non usare la RK a nessun costo. Solo che Greennote non aveva alcuna intenzione di mollare la preda tanto facilmente e, dopo una lunga serie di schermaglie, ha sospeso Andromeda nel vuoto, a 4000 metri di altezza, minacciando di lasciarla cadere nel vuoto. L’alternativa, mi ha detto, sarebbe stata liberarla: ma l’avrebbe fatto dopo che io avessi accettato di offrire il collo al collare che mi porgeva.

In quasi due anni di Second Life non mi ero mai trovata di fronte a un aut aut del genere. Ho esitato, traccheggiato, ho cercato di guadagnare tempo mentre affannosamente studiavo se ci fosse un modo di liberare Andromeda – la quale, piangendo, mi gridava di non sacrificare per lei la mia libertà perché non se lo sarebbe mai perdonato. Ma quando Greennote ha cominciato a contare da uno a dieci, avvisando che se non gli avessi obbedito, alla fine avrebbe fatto cadere Andro nel vuoto, alla fine ho capitolato. Ho dovuto avvicinarmi, chinare la testa e lasciare che il collare mi scattasse al collo, preparandomi al peggio.

Inaugurazione_002.jpgInaugurazione_003.jpgUn peggio che, fortunatamente, non c’è poi stato: Greennote, somma umiliazione, non usa nemmeno il RLV – ma proprio questo ha probabilmente fatto sì che sia abituato a sessioni di gioco autoconclusive. Insomma, per farla breve, quando la RL lo ha richiamato e ha dovuto scollegarsi, ha liberato sia me che Andromeda, auspicando di riacchiapparci in una futura occasione. Gli ho detto che la futura occasione, almeno finché usa il client regolare, è meglio che smetta di sognarsela. Ma con Andro siamo tornate a casa scosse ed eccitate come non ci succedeva da tanto tempo (al punto da trovarci coinvolte in un rarissimo furto reciproco di chiavi che per qualche minuto ci ha messe entrambe sotto scacco, sotto lo sguardo perplesso di Pene). Di rado capita di incontrare rapitori in grado di gestire un RP decente e non convenuto in precedenza, e Greennote aveva saputo farci paura. Un sentimento che, prese dagli impegni della prigione e di altro, ci è capitato sempre più di rado di provare. E che, lo so per esperienza personale, spesso lascia a covare sotto la cenere dell’eccitazione la brace del desiderio di una dose più forte.

Sarà più forte la tentazione o il senso di responsabilità? Staremo a vedere. Per il momento, Andro è tornata a creare, con Pene, nuove diavolerie da usare nella prigione ma anche da mettere in vendita mentre io mi sto dedicando a rinnovare i ranghi delle guardie del WCF con qualche nuovo acquisto. Ci sono parecchie code da smaltire, visto che le candidature di nuovi prigionieri sono tornate ad affluire copiose nella nostra buca delle lettere. Per fortuna, anche se Tomiko, Lorella e Jelena in questi giorni sono in vacanza, e Fujiko è un po’ presa da altri impegni, alcune nuove guardie come Ewyn e xSandrax Savira stanno dedicandosi a dar nuovo lustro alla fama pericolosa del WCF, il tutto mentre Erie Waffle ed Echo Foxclaw macinano prigionieri con l’energia che già avevano messo in mostra alla vecchia sede.

dopofesta_006.jpglellaggiorna.jpgTra un nuovo prigioniero e un altro, io dedico il mio tempo a Lella, quando la sua RL convulsa le lascia qualche minuto per restare online, o ad amici che hanno bisogno i consigli sul funzionamento del RLV – ormai non passa giorno senza che qualcuno venga a chiedermi qualche lume su come funzionano le Real Key, come si usa questa o quella funzione dei Real Restraint, a cosa serve questo o quel plugin. Quando ho tempo, dare spiegazioni mi piace molto, ma ci saranno periodi in cui non mi sarà più possibile farlo – eppure non voglio rinunciare alla mia opera di evangelizzazione all’uso del RLV. Anche per questo, ho deciso che dal prossimo post questo blog ospiterà la traduzione in italiano delle lezioni che Marine Kelley ha cominciato a pubblicare sul suo blog e che mi ha ufficialmente autorizzata ad adattare nella nostra lingua. I Real Restraints sono ancora troppo poco diffusi nel nostro paese, ed è ora di rimediare. Ne riparliamo da domani.

 

 

Un abbraccio per Tomiko

A poche settimane da Costanza, se n’è andata da SL un’altra persona che conoscevo. Poche righe per un saluto e qualche considerazione su questioni importanti sollevate da una sua lettera di addio.

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Da ieri mattina, il WCF ha perso una delle sue guardie. Tomiko Pobieski, che già da tempo si faceva vedere poco a Winsconsin a causa di altri impegni su SL, ha mandato a me – e credo a tante altre persone – una bella lettera in cui spiega i motivi per cui ha deciso di chiudere il suo account SL. La pubblico qui sotto, rimuovendo tutti i riferimenti personali: perché i motivi contingenti di questa decisione riguardano solo Tomiko e le persone a lei più vicine, ma le sue considerazioni hanno, mi sembra, un valore più generale e sollevano alcune questioni sul rapporto che SL ha o può avere con la vita reale.

Il messaggio si intitola, semplicemente, “ciao ciao”. Eccolo.tomikoverticale.jpg

allora la situazione è questa, vorrei spiegarla un po’.
Come già detto ho scoperto di non essere in grado di gestire serenamente la mia SL in quanto quello che succede qui la riporto scioccamente in RL. Questo è in linea di massima.
Voglio dire, ognuna di noi porta inevitabilmente un po’ di se stessa qui dentro e mi pare ovvio in quanto sono le persone che gestiscono gli avatar.
Sbagliato ovviamente far si che quanto accade qui però, anche se a mio parere per certi versi abbastanza ovvio, faccia si che destabilizzi fuori.
Io almeno non riesco, se mi arrabbio in SL difficile che facendo off line  la cosa finisca lì.
SL poi è un po’ una droga e quindi ti prende un po’ la smania a volte di fare, di entrare a tutti i costi, e gli affetti sono reali come in RL anche se un po’ diversi.
I miei scazzi con Xxxxx non sono riuscita a tenerli fuori dal mio reale, la mia amicizia nemmeno e questo mi ha dato ovviamente qualche problemino anche in famiglia. Troppo tempo qui trascurando qualcosa là e quindi non va bene.
(omissis)
Quello principale è l’aver capito che Xxxxx o meno io con qualsiasi persona sarei la stessa e la mia incapacità di separare le cose sarebbe la medesima. Io a dare il massimo per qualcosa in cui credo, a fare i numeri per esserci a scapito di altre cose fuori. Io a dare la mia amicizia totale e sentirmi inadeguata spesso e volentieri in quanto la mia amicizia solo su SL (mai messo in dubbio questo e sempre fatto di tutto per non far si che la cosa possa essere trasferita in RL, capitato una volta e giurato mai più …. uno dei periodi più bui della mia vita) quindi a dare tutto quello che posso su SL quasi per farmi perdonare il non poterla dare fuori.

tomikotestimoni.jpg

Scema si ma non abbastanza da non capire che la cosa non è giusta e che è un meccanismo autolesionista. Ma non riesco a essere abbastanza distaccata per fare come tanti che entrano, si fanno i cavoli loro ed escono senza tanti problemi.
Quindi da qui il pensiero di cancellare l’account, se una cosa non va e non si riesce a modificarla meglio chiudere.
Però non è facile, ho incontrato persone e fatto cose che mi piacciono e divertono, persone che mi hanno dato tempo, simpatia e perchè no affetto e lasciarle spiace.
(omissis)
Ripeto cmq che il mio problema è molto più generale è proprio la difficoltà di gestirmi la second life a prescindere dalle persone che incontro.
Quindi ho cancellato l’account quando ho visto che mi ha subito tolta e certamente esco più serena …in fondo mi ha aiutato e facilitato la decisione. SL non fa per me per cui saluto e tolgo il disturbo buona vita a te.
Se ti ho fatto del male ti prego di perdonarmi, se beh, mi hai apprezzato in qualche modo ne sono felice.
Discorso difficile da capire? Confuso ? Senza dubbio si ma non sono mai stata molto lineare di mio e non riesco sempre a far capire chiaramente quello che penso.
(omissis)
Ora tolgo i gruppi, azzero il profilo chiudo e disinstallo il programma inutile quindi mandarmi degli IM non potrei leggerli.
Se qualcuno dovesse chiederti di me in modo magari un po’ confuso ho cercato di spiegare puoi dire loro tranquillamente che fine ho fatto e perchè.
Bacio e buon proseguimento 🙂

Tomiko_001.jpgIl messaggio si chiude con un sorriso, e non mi sembra un sorriso forzato. Tomiko ha fatto una scelta ma, come Costanza qualche tempo fa, non ha voluto sparire nel nulla, ben sapendo quanto la sparizione di qualcuno possa turbare le persone che a quel qualcuno hanno voluto almeno un po’ di bene. Perché Second Life è un gioco, sì, ma un gioco molto più serio di quelli in cui si interagisce con un programma di computer: qui interagiamo con altri esseri umani, ognuno diverso da tutti gli altri, e sappiamo molto bene che questi esseri umani, a differenza dei personaggi dei cosiddetti videogiochi, non cessano di esistere quando noi facciamo log off. Al contrario: sentono il distacco, sentono la nostra sparizione, sentono la solitudine, sentono l’abbandono.

Il nome Second Life è giusto e sbagliato al tempo stesso. È vero, senza dubbio, che chi si collega e supera l’iniziale diffidenza o difficoltà d’uso – ma soprattutto trova una sua dimensione – ben presto si può trovare a gestire tutta una rete alternativa di rapporti, affetti e magari anche antipatie e problemi di relazione che costituisce, davvero, una seconda vita. Ma quel che non si pensa è che, poiché la persona che sta dietro all’avatar – l’agente, come dice qualcuno in modo un po’ burocratico – ha già una sua vita reale, di fatto Second Life possa rischiare di succhiare alla RL tempi, attenzione e a volte anche affetti. Ed ecco che il nome diventa un’illusione, una promessa che non si può mantenere: paradossalmente, si potrebbe dire che una seconda vita non possa che puntare a dimezzare la prima. O quantomeno a interagirvi in modo inestricabile, quantomeno a livello emotivo.

 

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Chi continua a leggere queste mie paginette lo sa: è vero che racconto avventure, fatti, dialoghi… ma quello che mi interessa di più è cercare di catturare le emozioni, mie e delle persone con cui ho la fortuna di interagire. Ci sarà anche chi si appassiona alla mera narrazione, alla mia piccola telenovela, ma non credo proprio che il mio diario continuerebbe a ricevere tutte queste visite se non si sentisse che le emozioni che racconto sono tutte vissute davvero… non nella virtualità ma nel corpo della persona che sta seduta al computer a scrivere queste righe. E che è Win, certo, ma certo è anche qualcun altro. Sempre “me stessa”, esattamente come Tomiko e, se devo giudicare i miei comportamenti del passato, con la stessa difficoltà a staccare la spina. Perché il cuore e il cervello di Win sono e non possono essere che tutt’uno con quello dell’agente che le dà la vita, appunto. L’ho scritto nelle due righe di descrizione di me stessa per Networked Blogs, un’applicazioncina che rimbalza sul mio profilo Facebook i post di questo blog: “I live in the metaverse, I write in this world. My soul is split between two bodies”. Vivo nel metaverso, scrivo in questo mondo. La mia anima è divisa in due corpi.

Samydomme_002.jpgÈ anche per questo, per porre un argine a emozioni che vivo sempre con enorme intensità, che ho sempre tenuto ferma la regola della separazione fra SL e RL. È per questo che ho sempre rifiutato di usare il Voice, di rivelare il mio nome reale agli amici di SL (o di chiedere a qualcuno di dirmi il suo). Non vivo nel mistero e molti amici in-world sanno benissimo in che città abito e conoscono alcuni dettagli della mia vita privata – ma ho sempre fatto attenzione ad evitare qualsiasi indicazione che possa davvero permettere a qualcuno di trovarmi. Non è paranoia: non è che abbia paura che un maniaco mi si apposti sotto casa per spiarmi o magari, visto anche il tipo di giochi che mi piace fare nel metaverso, fare qualcosa di peggio. È, davvero, che mi conosco bene e so quanto le emozioni di un gioco possano essere coinvolgenti: ricordo bene i tumulti emotivi che ho vissuto quando giocavo, tanti anni fa, a giochi di ruolo in teoria molto più innocenti come Dungeons & Dragons. Con Second Life, in cui entrano in gioco una serie pulsioni molto più profonde e liberatorie (soprattutto grazie al fatto di non interagire con amici e amiche che conosco nel mondo reale, e davanti a cui, quindi, non sempre saprei mettermi a nudo come accade qui) il rischio può essere molto più alto. E poiché sono ben consapevole che la RL deve essere sempre al primo posto, l’unica autodifesa che posso avere, per consentirmi di vivere le emozioni del gioco, è assicurarmi che in nessun modo il gioco possa avere qualche effetto concreto sulla mia vita reale.

tomiko1.pngMi accorgo che non mi sto spiegando come vorrei, ma Tomiko ha ragione, non è facile. Anche tenendo rigorosamente separate le due vite, l’interazione è inevitabile: a me, senza dubbio, è capitato di provare impazienza nei confronti della RL e delle persone con cui vivo quando questo entrava in conflitto con qualche situazione in-world che per me era irrisolta. Mi è capitato di collegarmi a tarda notte per slegare qualcuno che avevo fatto prigioniero e non farlo sentire abbandonato, per scrivere due righe a una persona che ne aveva bisogno, per spiegare a qualche avatar un comportamento che poteva essere equivocato. Lo scorso Natale, mentre con la mia famiglia RL preparavo il cenone, mi sono dovuta nascondere in bagno per scrivere una mail di auguri a Chloe Tomorrow, un’amica ammalata che non sentivo da tempo e per la quale temevo il peggio. Non mi ha mai risposto, ma la sapevo in ospedale e, fra i tanti SMS di auguri che ricevevo a sciami dai miei amici reali, ci tenevo a che questa persona, che in RL non vedrò mai, sentisse il calore del mio pensiero e delle mie speranze che potesse guarire o, almeno, soffrire il meno possibile. (Voglio annotare qui che proprio l’altro giorno sono capitata sul suo blog e ho letto un post breve ma molto confortante: “Just to let every on know that im fine and getting better thanks for all the support ive got”. Evviva, Chloe, so che qui non mi leggerai, ma sul tuo blog non posso commentare senza un account msn – però adesso so che starai meglio e questo mi basta, che ti si riveda su SL o meno).

tomikomonique.jpgÈ anche vero che, anche se a me non è capitato mai, ho sentito storie inquietanti di quello che può succedere quando RL e SL si confondono. Sia Jelena che Ewyn, due persone che mi sono, in modi diversi, molto vicine, mi hanno raccontato di recente esperienze più o meno personali che, fossero capitate a me, con ogni probabilità avrebbero reso anche me molto più sospettosa e circospetta. Non vado nei dettagli dei loro racconti, perché non sono affari miei: ma non so come potrei reagire se scoprissi che qualcuno che conosco su Second Life sa chi sono e dove abito. So però che, in passato, è capitato a me di trovarmi in mano indizi sufficienti da individuare con assoluta certezza l’identità reale di una mia cara amica americana – parlo del suo vero sesso (era in realtà un uomo sposato) ma anche di nome, cognome, indirizzo di casa e numeri di telefono. Non ho mai avuto la tentazione di contattarla, ovviamente, ma mi sarebbe piaciuto mandarle una cartolina affettuosa, firmata Win. Poi ho deciso, non solo di non farlo, ma anche di non dirle mai quello che avevo scoperto di lei. Ne parlavo l’altro ieri sera con Jelena e Lella:

[2009/05/17 13:39] Win: Insomma, tante volte mi sono chiesta se dirle che sapevo tutto di lei/lui… poi ho deciso che la mia regola di tenere separate RL e SL doveva valere nei due sensi… e che non volevo rischiare di spaventarla
[2009/05/17 13:39]  Jelena Kiranov: hai fatto bene a mio parere
[2009/05/17 13:40]  Win: Non mi sarei mai perdonata se – che ne so – avesse lasciato SL dopo essersi accorta di essersi scoperta così tanto…
[2009/05/17 13:41] Win: E poi, soprattutto… beh, perbacco, io ho il suo numero di casa e indirizzo!
[2009/05/17 13:41] Win: Anche se si fosse cancellata… che faceva, traslocava? Avrebbe vissuto sempre con l’incubo che potessi essere una pazza… che so, ricattarla… non si sa mai

Compliant_003.jpgCompliant_005.jpgCompliant_006.jpgÈ vero che c’è chi invece questo brivido lo cerca consapevolmente. Compliant Breen, ad esempio, da mesi e mesi vive esclusivamente chiusa in una gabbia magnetica all’interno del WCF, sospesa nel vuoto e, all’interno di essa, immobilizzata da un armbinder, resa muta da una maschera a gas chiusa col lucchetto, ridotta a un oggetto in perpetua e frustrante attesa di qualche minuto della mia attenzione, avida ormai anche, di una breve frase, di un solo sguardo fugace o almeno un cenno. Ma è anche pronta, e me l’ha detto in modo chiaro svariate volte, a compiere per me “missioni” nel mondo reale… cose che possano metterla a rischio di farsi scoprire dalle persone che le stanno vicine, sia al lavoro sia negli affetti. Cose che, manco a dirlo, io non mi sono mai sognata di chiederle, perché il ricatto non fa parte della mia natura, ma che so che lei sarebbe felice di fare per me. Certo, magari lo farebbe per me e non per altri proprio perché si rende conto che io non andrò mai oltre certi limiti ben precisi. Ma resta il fatto di aver offerto la sua disponibilità a rivelarmi… potrei dir meglio a lasciarsi estorcere… dettagli che in mani irresponsabili potrebbero metterla in vera difficoltà.

Però c’è anche chi queste cose le cerca ma poi si tira indietro. Penso a Sunset Quintessa, che proprio ieri mattina ho allontanato dalla nostra prigione. Per settimane si è fatto dominare da Andromeda, che nella sua veste di guardia sa essere molto dura (per la gioia di molti prigionieri maschi). Sunset le ha ripetuto fino alla nausea frasi tipo: “Ormai ti appartengo”, “sono obbligato a obbedire”, “questa è la schiavitù completa”, “ormai sono tuo anche in RL” fino a farsi assegnare, appunto, una missione da compiere nel mondo reale. Nulla di impossibile, ma qualcosa di piuttosto umiliante per un uomo, anche se Andro l’aveva studiata proprio sui gusti che lui aveva espresso. Ma Sunset, alla fine, non ne è stato capace e non mi è rimasto che mandarlo via – perché è vero che ognuno di noi ha i suoi limiti e che nessuno ha diritto di forzarli oltre il lecito… ma è vero anche che la parola data va rispettata. E continuare a ripetere “farò qualsiasi cosa” senza poi compiere una missione facile come quella, beh, non era davvero più accettabile.

Ma persone come Compliant e Sunset sono le eccezioni a una regola che per quello che mi riguarda rimane d’oro: SL e RL, soprattutto per chi come noi trova in SL la libertà della maschera, dell’avventura e del rischio, è bene che restino rigorosamente separate. Questo comporta a volte scelte che possono essere dolorose, come quando ci si costringe ad allentare certi legami che, ci si rende conto, stanno diventando troppo forti. So di per certo che a me è successo – sia come sub che come padrona o potenziale tale. So che la mia disponibilità a concedere ad Andromeda un certo livello di libertà (e non solo ad Andromeda: negli ultimi due giorni ben due diverse persone hanno avuto in mano le chiavi di Jelena: una vecchia amica come Katia80 Flow e una nuova conoscenza come Rabbah Inkpen) si deve in parti eguali a un mio tentativo di reagire alla mia gelosia, al desiderio di sfiatare un pochino i sentimenti molto forti che provo per loro, nello sforzo di mantenere salda la nostra amicizia anche a costo di indebolire un pochino l’attrazione reciproca, e anche alla consapevolezza che non posso essere online tanto quanto dovrei esserlo se questa, davvero, fosse la mia Seconda Vita. Perché di vita ce n’è una sola, e occorre ricordarlo sempre. E anche perché, ogni tanto è bene ripeterselo, su Second Life ogni persona che conosciamo è solo in parte opera della persona che gli dà la vita: l’altra metà è frutto della nostra immaginazione e di quello che siamo noi a proiettare nei moltissimi spazi indefiniti che qualsiasi maschera lascia sempre a disposizione di chi la guarda dall’esterno.

Samy_001.jpgPer questo, almeno su Second Life, anche il rapporto più stretto è in parte un’illusione e occorre ricordarlo nel momento in cui questo dovesse mettere in crisi la vita reale. Tomiko, forse, era arrivata a un punto in cui questo equilibrio non era più sostenibile e ha fatto una scelta decisa – sicuramente sofferta per lei, così come per tutte le persone che erano felici di incontrarla su SL o su Facebook, ma da accettare senza giudizi, senza angoscia e senza sentirci rifiutate come amiche. Così come senza giudizi va presa la scelta opposta di chi decide di restare, o quella di chi, dopo aver fatto scelte analoghe, ha cambiato idea, magari anche più di una volta.

So che Tomiko leggeva queste pagine e quindi ho privilegio di poterle usare per mandarle un saluto che forse potrà ancora leggere pur avendo lasciato sia FB che SL. Questo saluto non è necessario a lei, che sa bene quanta gente si fosse affezionata alla sua avatarina, ma lo è forse solo per me che lo scrivo. Adesso la so in famiglia, più tranquilla, più serena, anche se, forse, con un po’ di inevitabile nostalgia per questo nostro strano mondo di pixel dietro a cui, come dice un’altra persona profondamente coinvolta in questa storia, “ci stanno delle persone con sentimenti veri”.

Ma mi rende felice sapere che, in qualche punto dello scaffale RL di Tomiko ha trovato posto una copia di “Eudeamon”, il libro che ho trovato nel metaverso e che sono riuscita a portare nel mondo reale. Mi piace pensare che quel libro resterà in qualche modo un ricordo tangibile non certo di me sola, ma di tutta Second Life: amici e nemici, amori e sofferenze, momenti indimenticabili, illusioni e realtà di sentimenti a volte belli e a volte brutti ma sempre forti. E che, per questo, sono da conservare in qualche scrigno della mente, come piccoli tesori preziosi.

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I limiti del RP

Dove è che finisce il roleplay e comincia l’emozione reale? Quando è che ci si deve fermare? E, soprattutto, è sufficiente che siano d’accordo i protagonisti?

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Mi sa che Moss, stavolta, ci è rimasta male. E forse è un po’ colpa mia, ma credo che sia anche molta colpa sua. Fatto sta che devo correre ai ripari, perché non posso e non voglio ferire un’amica. E stavolta comincio a temere che stia succedendo davvero.

E dire che, almeno in teoria, questa storia non la riguarda direttamente. È una storia che dovrebbe riguardare solo me e Challenge Nakamura, la Bad Cat che è cascata nella mia rete qualche settimana fa, quando è passata a trovarmi in un momento di noia e si è lasciata convincere a provare su di sè il collare di Winsconsin. Quel collare si è chiuso quel giorno e non si è più riaperto, anzi: è diventato il grimaldello con cui ho stretto attorno a Challenge una ragnatela sempre più fitta di legami e di restrizioni. Prima bendandola, poi aggiungendo un bavaglio, quindi le manette… via via fino a quando, dopo averla costretta a toglierselo di dosso a furia di struggle (un’impresa che le è costata oltre sessanta ore, a causa del Nasty) le ho ordinato di darmi le chiavi del suo collare. E l’ho vista sorridere, mentre me le dava, sapendo bene che cosa questo significasse.

challenge_001.jpgChi ha letto il capitoletto su Challenge nel post Vivere o raccontarla sa che Moss era decisamente contraria al fatto che io mi impadronissi di Challenge in modo così totale. Si sentiva in dovere di proteggerla, o quantomeno di proteggerla da me, sosteneva che avrei dovuto lasciarla libera di vedere i suoi amici invece di tenerla tutta per me. E rispondeva in modo abbastanza irritato quando le dicevo che lei, Nicki o Aimee Riptide sarebbero sempre state le benvenute a casa mia per andare a trovare Challenge. Avendo io attivato lo spy, io sapevo sempre chi e quando andava a trovare Challenge: e avevo fatto caso che per qualche motivo Moss capitava soprattutto quando io ero altrove e Challenge era sola.

Intendiamoci: non che la cosa mi turbasse. Anzi: Moss è una cara amica mia e di Challenge e per me è davvero, sempre, la benvenuta. Moss è una delle poche persone che possono sempre vedere dove mi trovo sulla caotica mappa di Second Life, e questo vorrà pure dire qualcosa. Inoltre, che qualcuno andasse a trovare Challenge quando io ero costretta a lasciarla sola non poteva che farmi piacere: almeno non mi sarei sentita in colpa a non poter passare del tempo con lei. Tempo in cui, voglio dirlo, non facevo a Challenge nulla se non farla sentire ogni volta un po’ più prigioniera, ogni volta un pochino più mia, ogni volta un pochino più sprofondata nelle sabbie mobili del mio affetto e delle mie promesse terribili: di farla sparire pian piano dalla faccia della terra virtuale di Second Life, di isolarla da tutti tranne che da me, di farne il mio giocattolo privato, di farle dimenticare per sempre Tat1ana.

Foto (8).jpgNei giorni scorsi, Challenge si è collegata poco, per impegni di RL. Io, del resto, sono stata impegnata nella gestione della prigione a causa dell’assenza di Andromeda, e ho dovuto occuparmi io di molti degli aspiranti prigionieri, nell’attesa che alcune nuove guardie (a cui, dopo Monique Helendale, si sono aggiunte sua moglie Tomiko Pobieski e, da oggi, Fujiko Atlas) prendessero confidenza con le celle e con le procedure. Fra i nuovi candidati, una che mi ha subito colpito era una certa Ewyn Raymaker: vuoi perché aveva l’aria di una domme più che di una sub, vuoi perché erano giorni che bazzicava la prigione osservando in silenzio, vuoi perché era un’italiana che parlava un inglese così buono che ci avevo messo giorni a capire che era italiana. Fatto sta che, fra le decine di application form che si sono accumulate nei giorni scorsi in assenza di guardie sufficienti per smaltirle, ho scelto quella di Ewyn e ho scoperto subito che era una tipa impegnativa: per nulla rispettosa dell’autorità, disobbediente, recalcitrante. Una sfida, insomma, che col passare dei giorni ha risvegliato in me quegli stessi istinti di rapitrice che pochissimi giorni fa hanno messo in difficoltà la mia Andromeda. Anche se non era di proprietà di qualcuno come Shaya, Ewyn ha una fidanzata a cui, a quanto ho capito, il RP interessa come due fetidi rognoni di dingo. E che, Ewyn mi aveva annunciato illudendosi di scoraggiarmi (e in realtà stuzzicandomi ancora di più) sarebbe venuta a cercarmi, con la spingarda, sotto la mia casa RL.

Non posso e non voglio raccontare come è andata a finire: dirò solo che credo di aver dato a Ewyn (che proprio oggi è tornata libera) qualche brivido che non aveva previsto, e che di certo lei qualcuno lo ha dato a me. Ma quello che stava succedendo con lei era molto simile a quello che, portandolo più all’estremo, da settimane sta succedendo con Challenge e c’è una piacevole simmetria nel fatto che le due storie abbiano trovato una convergenza.

Mi stavo occupando proprio di Ewyn quando Challenge si è riconnessa. Era un po’ che non la vedevo online, ma ero appena arrivata da Ewyn e non potevo andarmene subito piantandola di nuovo in asso, così ho deciso di attivare lo spy per sentire a distanza come stava Challenge, che avevo lasciata ben assicurata sul mio letto, su a casa. Mi sono accorta subito che Moss si era materializzata accanto a lei, così ho chiesto a Ewyn di fare silenzio e mi sono messa ad ascoltare, utilizzando un piccolo altoparlante perché anche lei potesse seguire la conversazione. Eccola, ma la traduco.

fotogruppo_002.jpg[2009/02/25 3:15] [Moss Hastings : quando sarai libera?]
[2009/02/25 3:16] [Challenge Nakamura : i hont hink i mill bh fweh again] (non penso che sarò libera mai più)
[2009/02/25 3:17] [Moss Hastings : non va bene. hai visto Tat1ana di recente?]
[2009/02/25 3:19] [Challenge Nakamura : i ffokeh mih tat1 fomh hayf ago] (ho parlato con Tat1 qualche giorno fa. Via IM
[2009/02/25 3:20] [Moss Hastings : perché Win ti tiene così a lungo?]
[2009/02/25 3:20]  Win: Uh… aspetta un po’…
[2009/02/25 3:20]  Win aziona un piccolo altoparlante
[2009/02/25 3:21] [Moss Hastings : mi sembra molto egoista da parte sua]
[2009/02/25 3:21]  Win sorride, ascoltando
[2009/02/25 3:21]  Ewyn Raymaker: eheheh
[2009/02/25 3:21]  Win parla a bassa voce: “Moss non se ne fa una ragione che io abbia preso Challenge”
[2009/02/25 3:21]  Ewyn Raymaker: ma ovviamente loro sanno dello spy
[2009/02/25 3:22] [Challenge Nakamura : hh tameh mh moff… hat`f okay… i`m fine!…] (mi ha domata, Moss… va bene… sto benissimo)
[2009/02/25 3:22] [Moss Hastings : non è giusto]
[2009/02/25 3:22] [Moss Hastings : il tuo posto è prima con Tat1]
[2009/02/25 3:22] [Moss Hastings : e poi con gli altri tuoi amici. non solo con Win]
[2009/02/25 3:23] [Moss Hastings : Chriss Nicki e io non ti vediamo quasi mai]
[2009/02/25 3:23] [Challenge Nakamura : i`m haffy hewh moff…] (sono felice, qui, Moss)
[2009/02/25 3:23] [Moss Hastings : Ne parlerò con Win di questa cosa]
[2009/02/25 3:23]  Win: Ora intervengo a distanza

Attivo lo speaker. Parlo in un microfono. Il collare di Challenge fa echeggiare la mia voce nella camera dove si sta svolgendo la visita, mentre io sono ancora con Ewyn, nell’ingresso della prigione.

[2009/02/25 3:23]  Win: Hello, Mossie. Ti posso già sentire
[2009/02/25 3:24] [Challenge Nakamura : of fouwfh ou giwf fan omh an vifit me!] (naturalmente tu potrai sempre venire a trovarmi)
[2009/02/25 3:24] [Moss Hastings : ciao Win]
[2009/02/25 3:24]  Win: “Vedo che di fatto Challenge *sta già*vedendo le sue amiche quando vengono a trovarla O sbaglio?”
[2009/02/25 3:25] Win: E ciao anche a te, Challenge, dolcezza!
[2009/02/25 3:25] [Challenge Nakamura : hello min!!!] (ciao win!!!)
[2009/02/25 3:25]  Win: ” Spero che la dolce Moss non ti stia molestando, Challenge!”
[2009/02/25 3:26] [Moss Hastings : no Win, ha da te tutte le molestie di cui ha bisogno]
[2009/02/25 3:26]  Win: Ahahahah
[2009/02/25 3:27]  Win: “Oh, Moss, perché dici così? La sto curando dalla sua malattia… la nostalgia per un passato perduto”
[2009/02/25 3:27] [Moss Hastings : stai pasticciando con la sua mente, Win]
[2009/02/25 3:27] [Moss Hastings : è qualcosa che io non farei mai]
[2009/02/25 3:28]  Win: “La tengo protetta dai guai, Moss!”
[2009/02/25 3:28] [Challenge Nakamura : moff if a loyal fwienh min! hh maf fuft heking if i`m okay!] (Moss è un’amica leale! Sta solo controllando che io stia bene!)
[2009/02/25 3:28] [Moss Hastings : Sono qui per ricordarle che esiste una vita al di fuori della tua cattività]
[2009/02/25 3:29] [Challenge Nakamura : moff i`m vewy haffy hewh … unhew min`f fontwol all hh hoef to mh if fow my omn gooh…] (Moss, qui sono molto felice… sotto il controllo di Win tutto quello che mi fa è per il mio bene)
[2009/02/25 3:29]  Win: “Lo so che Moss ha buone intenzioni, Challenge… Spero solo che non ti faccia soffrire “
[2009/02/25 3:30] [Moss Hastings : Io … la farei soffrire? Ma smettila, è la tua specialità, non la mia]
[2009/02/25 3:31]  Win: “Io percepisco solo la sua felicità, Mossie… nessuna sofferenza, ora… e quando l’ho catturata era così triste e sola”
[2009/02/25 3:32] [Moss Hastings : Non c’è nulla da fare]
[2009/02/25 3:32] [Moss Hastings : Non tornerò]
[2009/02/25 3:32] [Moss Hastings : Addio, Challenge]
[2009/02/25 3:32] [Moss Hastings : e addio Win]
[2009/02/25 3:33] [Challenge Nakamura : /me diventa un po’ nervosa]
[2009/02/25 3:33]  Win: ” Moss, sarebbe un peccato. Ma è una tua scelta”

fotogruppo_003.jpgA questo punto, è chiaro, sono un po’ nervosa anch’io. Moss, controllo sulla mappa, se n’è andata davvero. Guardo Ewyn e, un attimo dopo, mi teletrasporto su in camera e la porto con me, Non voglio lasciarla sola, ma questa situazione va affrontata prima che vada troppo oltre. Sempre che non sia già troppo tardi. Anche se questo mio gioco con Challenge sta andando bene per entrambe, a quanto pare Moss non riesce proprio ad accettarlo. E anche se non sono disposta a farmi tirare per la giacchetta dalle sue scenate (ricordo ancora quello che, in qualche modo, ritengo sia stato un piccolo scippo da parte sua: quello raccontato nel capitoletto Il ritorno di Mistress Hyde) beh, se ci tengo alla sua amicizia bisogna che trovi una via di uscita. Anche perché non si tratta solo del rapporto fra Moss e me, a quanto pare, ma anche di quello suo con Challenge. Moss me l’ha fatto capire tante volte: la coppia delle Bad Cats è per lei quasi un modello, un mito. E forse facendo di una delle due una docile micetta io sto minando proprio quel mito.

Arrivo da Challenge, che è come l’avevo lasciata: sul letto, ben legata, imbavagliata e con una stretta benda sugli occhi – i finestroni di casa mia non sono oscurabili e mi era parsa un’attenzione carina per permetterle qualche ora di sonno, eheheh. Le tolgo la benda, poi il bavaglio. Lei ed Ewyn si sono già incontrate qualche giorno fa, si salutano. Poi affrontiamo il problema che, a questo punto, non è più rimandabile. Dopo tutto, sono questi i limiti del RP: trovare un modo di fermarti quando ti rendi conto che ferisci davvero qualcuno a cui tieni, che sia o che non sia la persona direttamente coinvolta. E Second Life, ci piaccia o no, è fatto anche di relazioni che, in certe situazioni, possono essere messe in crisi. La cacciata di Andromeda da Winsconsin fa parte di queste situazioni estreme: dubito di aver mai vissuto, nella mia seconda vita, una situazione così complessa e lacerante, salvo forse all’epoca del mio rapimento da parte di Jaron. Ma Andromeda è ufficialmente di mia proprietà, e ce la vediamo solo fra noi. Mentre Challenge, oggettivamente, è al centro di una rete di affetti che risale a prima che io la conoscessi. Un fatto che non intendo ignorare, ma che voglio affrontare senza snaturare il gioco.

chalewyn_001.jpgchalewyn_002.jpgchalewyn_004.jpg“Challenge”, inizio, “come al solito mi accorgo che la mia eccessiva mancanza di rigore ti fa soffrire”. Challenge sorride, ma tira sul col naso. È chiaro che l’incontro con Moss l’ha un po’ scossa, e lo capisco: ha scosso anche me. Continuo: “Pensavo che concederti visite delle tue amiche sarebbe stata una cosa simpatica… invece vedo che ti rendono triste… trascinandoti indietro verso il passato che hai perduto”

[2009/02/25 3:42]  Ewyn Raymaker osserva con interesse
[2009/02/25 3:42]  Challenge Nakamura: Sono triste per ciò che è appena accaduto qui!
[2009/02/25 3:43]  Win: Sì. Lo sono anche io. Moss è una cara amica… ma a volte crede di sapere lei cosa è meglio per tutti
[2009/02/25 3:43]  Challenge Nakamura annuisce tristemente: “Non voglio che le mie amiche siano tristi”
[2009/02/25 3:45]  Win: Nemmeno io, Challenge. Per cui, ecco quello che farò. Faremo in modo che tu possa fuggire.  Non oggi… sarebbe troppo immediato. Ma mi fiderò di te e ti farò aprire il collare della prigione.
[2009/02/25 3:46]  Win: Tu dovrai tenere al sicuro le chiavi del tuo collare RR, dicendo che lo fai perché Tat tornerà presto.
[2009/02/25 3:47]  Challenge Nakamura annuisce a Win… “Prometto che starò attenta!”
[2009/02/25 3:48]  Win: Ne sono sicura, Challenge… e spero che questo farà stare meglio Moss. Mi è sembrata davvero turbata da tutto questo
[2009/02/25 3:49]  Challenge Nakamura: Win… vorrei davvero che Moss capisse… ma…
[2009/02/25 3:50]  Win: Challenge… qui ci sono diversi fattori in gioco
[2009/02/25 3:50]  Win: 1) Lei crede davvero di doverti difendere dall’essere
stoccolmata da me
[2009/02/25 3:50]  Win: 2) È ovvio che le piaci, per cui è un po’ gelosa
[2009/02/25 3:51]  Win: 3) È anche possessiva. Ci vuole una persona possessiva per riconoscerne un’altra… e so che io sono possessiva
[2009/02/25 3:52]  Win: Detto questo, non lascerò che mi impedisca di fare ciò che mi piace fare. È un’amica, ma non è la mia mistress
[2009/02/25 3:52]  Challenge Nakamura sorride e annuisce

È ora di andare. Con Ewyn, riporto Challenge di sotto, alle celle dove tutto è cominciato. Le faccio indossare l’uniforme della prigione, poi l’accompagno a una cella dove l’assicuro saldamente al muro. Imbavagliata e bendata: bisogna pur salvare le apparenze.

chalewyn_006.jpgAccarezzo i capelli di Challenge e, nel farlo, le regolo dei timer nascosti in tutte le manette. Fra un’ora, massimo due, le sue catene si apriranno da sole, e a tenerla non resterà che il collare della prigione. Io ho passato voce fra le mie guardie italiane: la prima che trova Challenge online, purché si sia liberata dalle catene, dovrà liberarla. La scusa è che la prigionia di Andromeda alla RR Prison mi sta impegnando a tal punto che non sono raggiungibile e che, pertanto, non trovando l’Application Form di Challenge, abbiano decretato conclusa la sua pena.

Sospiro, poi modifico la scritta che avevo inciso sul suo collare. Non più “Win’s Tamed Kitten” (la micetta domata di Win) ma “Stray Cat” (gatta randagia). Challenge resterà mia, ma lo sapremo solo noi, nel segreto dei nostri cuori.